Che la negritudine sia con voi. Mama Marjas: every woman is a miss

Mama Marjas

Dancehall e hip hop, roots reggae e ritmi afrocaraibici, soul e black music, sono le sonorità che si incontrano e si mescolano nella voce di Mama Marjas, la giovane cantante tarantina che dal 2009 domina con disinvoltura i palchi ed i sound system italiani ed internazionali.

Originaria diMama Marjas Santeramo in Colle, Maria cresce a pane e musica, collaborando fin da ragazzina nell’orchestra-spettacolo dei suoi genitori. Va a scuola, studia violino al conservatorio e nel frattempo si esibisce alle feste patronali, feste di piazza, matrimoni e cerimonie di ogni genere. “Sono sempre stata autonoma e autosufficiente: mio padre mi pagava per quello che facevo sul palco, non mi sfruttava solo per il fatto che fossi la figlia e avessi 12 o 15 anni. Tutti i collaboratori erano retribuiti regolarmente e questa è una lezione che gli dovrò tutta la vita, perché mi ha davvero insegnato a lavorare con la musica. Una cosa che molta gente ancora non capisce, la stessa gente che non paga i musicisti per quello che fanno nei locali, per lo spettacolo che offrono”.

I primi passi da professionista vengono mossi molto tempo dopo, quando sceglie di intraprendere la sua carriera nell’ambito della musica reggae e inizia ad esibirsi nei club e nei centri sociali.

“Io, come donna, ho scelto il reggae perché credo sia uno straordinario mezzo per portare avanti il mio messaggio; ma in realtà è questa musica che ha scelto me. Io ho solo deciso di diventare Mama Marjas dopo anni in cui ero semplicemente Maria, un Mc con Kianka Town, la mia Crew di Matera. Dopo un po’ di tempo ero Marjas, poi mi sono messa anche il suffisso Mama e ho scelto di iniziare a fare un percorso”.

Bless the ladies. È questo il messaggio di cui Marjas ha deciso di farsi portavoce. Da ragazzina non era mai stata considerata particolarmente “figa”, secondo i canoni maschili e maschilisti con i quali ci si misura quotidianamente. “Avevo 30 kiliMama Marjas in più e i dreadlock, mi piaceva la musica reggae, avevo la voce così bassa che non avrei mai immaginato di cantare nella mia vita nella reggae music e infatti suonavo la batteria, il basso, qualsiasi cosa. Dopo un po’, crescendo, ho deciso di prendere la mia vita in mano, ho perso 30 kili e improvvisamente sono diventata “fighissima”.

Ed è lì che ho sentito di dover iniziare a portare avanti il mio messaggio del Bless the ladies, Every woman is a miss. Perché ogni donna è bellissima se si sente bella e io ho usato il reggae per iniziare a veicolare questo messaggio. Così, mi sono portata avanti questo suffisso, ho deciso di essere la portavoce delle donne e ho scelto di farlo, usando la reggae music, che di valori ne ha tanti e proprio perché ne ha tanti devi scegliere tu di quale valore vuoi diventare ambasciatore o ambasciatrice”.

Il messaggio universale del reggae è quello del One love, la consapevolezza di essere tutti uguali perchè i problemi sono gli stessi nel mondo e dobbiamo unirci per diventare davvero liberi e sentirci tutti fratelli e sorelle, indipendentemente dal sesso, dal colore della pelle, dalla religione. Questo è il grande messaggio del reggae, il grande messaggio che diffondeva Bob Marley.

Nel 2012 Mama Marjas e Miss Mykela, hanno collaborato all’album We Ladies “un disco d’amore, di lotta e di vita vissuta con la passione delle donne del Sud”, un progetto che ha dato vita anche ad uno spettacolo internazionale “All ladies” con le Sista Woman in Reggae, band anglogiamaicana costituita da sole donne. “Invito tutti, per chi non lo avesse ancora fatto, a vedere il DVD di We Ladies. È un viaggio di due donne, due amiche, che nonostante siano completamente diverse, si trovano a condividere la vita e gli stessi problemi. Noi donne abbiamo tutte le stesse difficoltà, che sono quelle semplicemente di essere donne, lavoratrici, guerriere, madri, amanti, fidanzate. Per gli uomini è davvero difficile capire quanto sia dura essere una donna. E secondo me, diventi donna davvero, soltanto nel momento in cui sei consapevole di tutte le virtù e responsabilità che hai in quanto donna. Che poi è il dono più bello che la vita ti potesse fare. Le donne del Sud hanno proprio questa consapevolezza in più. E ogni donna sa che è un grande compito quello di essere donna”.

Nonostante non sia semplice essere un’artista affermata in un genere musicale che di solito è dominato da uomini, in undici anni di Mama Marjas le conferme alla sua carriera sono state tante e le hanno regalato grandi soddisfazioni. Oltre Mama Marjasai primi singoli del 2007 e i suoi album da solista – Be Lady del 2009 e 90 del 2011 – ha stretto anche importanti collaborazioni con diversi artisti, tra cui Neffa, Africa Unite, Ensi, Clementino. Ma soprattutto con i suoi idoli di sempre: i 99 Posse. “Purtroppo la scena è così maschilista che a volte hai quasi la sensazione di essere invisibile, o almeno che saresti stata molto più visibile se fossi stata un uomo. Il remake con i 99 Posse, Curre Curre Guagliò 2.0, è stato ciò che più mi ha fatto rendere conto che davvero la “guerriera Mama Marjas”, quella ragazzina di 19 anni, che è partita da Taranto col motto di Bless the ladies, piano piano ce l’ha fatta ad affermarsi. È dura, ma quello che mi sento di dire, da femmina tosta del sud, è proprio che tu devi credere in te stesso prima di chiunque altro. C’è un brano contenuto in 90, il mio secondo disco, che è Lady, in cui è contenuta una frase che secondo me è verissima: se sei bella per te stessa la tua sicurezza è un’arma”.

Ed è proprio questa sicurezza in se stessa e il forte radicamento al suo territorio e ai suoi principi che l’hanno resa la star più richiesta fra i giovani artisti del reggae italiano e non solo. Mama Marjas è una vera forza della natura, un’amazzone del sud, che, attraverso la sua voce e la sua musica, cerca di diffondere quei valori universali e preziosissimi che renderebbero il mondo un posto migliore, se solo fossero portati avanti da tutti noi.

“Penso che una grande percentuale dei problemi del nostro paese sia legata alla scarsissima integrazione. Noi in Italia continuiamo ad esprimere e a buttare fuori – nella maggior parte dei casi – questa rabbia e questo odio verso quello che è diverso da noi. Io faccio musica black e sono denigrata per questo; nessuna major in Italia mi potrà mai produrre un disco, perché io faccio la musica dei “negri”, perché non faccio la musica italiana. Noi che facciamo il reggae, l’hip hop, la musica di strada, la musica africana, la musica con la negritude, saremo sempre penalizzati. E le donne ancora di più”.

Il senso del nuovo singolo, Poco Poco, estratto dall’album prodotto ancora dall’etichetta indipendente tarantina Love University Records, è proprio questo: “ormai le persone si sono convinte di aver bisogno di macchine, soldi, successo, notorietà, visibilità, per stare bene. E io invece dico no! Io vivo fieramente da undici anni come gli immigrati africani, i miei fratelli e sorelle. Io sto dalla stessa parte loro. E voglio inviare un messaggio a chi mi legge: amate, unitevi, rispettatevi per quello che siete, accettate culture diverse dalle vostre. Anzi, esaltiamo le differenze, non ci omologhiamo, perché è proprio unendosi e confrontando le differenze che si può avere un quadro completo di cosa c’è nel mondo, perché il mondo è tanto ed è bellissimo. E tutto questo ci arricchisce. Quindi apritevi alle culture differenti, non ascoltate il politico di turno del neo-nazismo italiano, ma siate voi stessi, siate forti, siate comprensivi e che la “negritudine” sia con voi”.

 

Mirella Paolillo

Lascia un commento