C’è sempre tempo per svegliarsi

Io, italiana, convertita all’Islam per amore di mio marito e di Dio

Rita è una donna solare e generosa nelle forme e nel raccontare la sua storia, fatta d’amore per la sua famiglia, per l’Egitto e per un mondo che è diventato anche suo grazie ai viaggi di una terra che descrive come incantata.
Lei, sempre per amore, ha scelto di cominciare una nuova vita come Aziza Isma’il, perché dopo 18 anni di matrimonio – celebrato con rito cattolico negli anni ‘80 – e due figli avuti con un uomo musulmano e dopo aver studiato all’Università la lingua e la cultura araba, è diventata lei stessa musulmana. Una scelta non obbligata ma dettata da un desiderio che è cresciuto con il tempo e con la scoperta di un mondo di cui poco sappiamo veramente. «La mia decisione è stata in qualche modo scatenata dall’amore per mio marito – ci racconta Aziza – ma il resto è dovuto al rapporto intimo che è nato tra me e Dio». Quando Aziza ha imboccato questa nuova strada, ha avuto un
colloquio privato con una teologa che si è presentata a lei con il capo scoperto e, con uno sguardo dolce, le ha chiesto il motivo della sua conversione e quale fosse la sua missione. Senza pensarci troppo su, la donna le ha risposto che voleva far conoscere l’Islam.
Anche da questo è nato il suo romanzo autobiografico C’è sempre tempo per svegliarsi (Kariòs edizioni), una lettura scorrevole e veloce che riesce subito a fare immergere in una storia a tratti incantata e a tratti crudele, com’è la vita stessa nelle sue sfaccettature e che Aziza non ha paura di mostrare nella sua totalità e complessità. Il coraggio di raccontare certo non le manca e ci accompagna nel viaggio della sua memoria, di come ha conosciuto suo marito, della nascita dei suoi figli, del primo felice incontro con i suoceri, dello scontro con il cognato arrogante e maschilista,
del triste destino della cognata e di come si è lasciata andare. Noi lettori viaggiamo con lei, passando da un ricordo all’altro senza far caso alla mancanza di continuità temporale ed entrando appieno in Egitto tra la frenetica guida del taxi, gli odori intensi del mercato e la notte piena di stelle del Cairo. Siamo con lei in questa metropoli affollata, polverosa, in cui non puoi fare a meno di andare in giro con il capo coperto e piena di vita, in cui il tempo sembra procedere più lentamente e senza ansia. Tra le pagine del suo libro, c’è un elemento sempre presente: il corpo; la spontaneità con cui i musulmani si baciano sulle labbra e sul cuore in segno di affetto anche tra persone dello stesso sesso e senza malizia. Il corpo, nella cultura araba, non viene mortificato come spesso noi occidentali pensiamo ed è così in un certo senso per il sesso. «In Italia ci sono molti più tabù sul sesso di quanto non si pensi. – ci spiega Aziza – Si professa il sesso libero ma nei fatti non è così. In Egitto il sesso è una cosa naturalissima e alle donne viene insegnato fin da piccole come comportarsi e quali atteggiamenti assumere con gli uomini. Nel rapporto tra donne c’è sessualità proprio per poter fare pratica ed insegnare la dolcezza, lo sguardo. Anche l’amicizia viene concepita allo stesso modo di un rapporto d’amore, al pari degli altri. Nello Yemen gli uomini camminano mano nella mano, senza dover essere giudicati e non perché sono omosessuali. Anche tra padre e figlio e tra amico e amico è così».
E allora? C’è sempre tempo per svegliarsi, per conoscere se stessi e l’altro.

Gabriella Galbiati

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