C’È DEL MARCIO IN DANIMARCA. COME SI MISURA LA FELICITÀ?

Felicità: “stato d’animo di chi ritiene soddisfatto ogni suo desiderio”. Suprema aspirazione di ogni individuo (emo esclusi). Sogno possibile o mera utopia?

Molte le pellicole cinematografiche che hanno affrontato il tema, tanti i modi di intendere la felicità.
Ci sono quelli cinici e disillusi, come Nicola, uno dei tre protagonisti di C’eravamo tanto amati, celebre film del compianto Ettore Scola: “Piuttosto che inseguire un’improbabile felicità è meglio preparare qualche piacevole ricordo per il futuro”.

Poi ci sono i tenaci, gli speranzosi, come il protagonista de La ricerca della felicità, di Gabriele Muccino. Ve lo ricordate, no? “Questa parte della mia vita, questa piccola parte della mia vita si può chiamare felicità!” Esclama Chris dopo aver ottenuto il sospirato posto di lavoro.

Ma ci sono anche quelli che legano la felicità ai beni materiali e, badate bene, non per questo hanno meno dignità C_54_schedaEvento_13788_upiAperturadegli altri: “Figlio mio… Non voglio che tu pensi che questa è la felicità… Guarda laggiù (indica un panfilo più grande, ndr)… Quella è la felicità… No sta cacat’ di yacht”. Qui a parlare, è l’irriverente Zalone in Sole a catinelle.

Ma che cos’è la felicità? Si può misurare? Cioè, è mai possibile che un affare così intimo, personale e fugace possa essere misurato come la pressione arteriosa o il colesterolo?
Secondo l’organismo dell’Onu, il Sustainable Development Solutions Network, si può fare. L’ente, infatti, ha stilato il World Happiness Report 2016 (Rapporto sulla felicità nel mondo); una speciale graduatoria che mette in fila i Paesi in base al “livello di felicità”.
I tempi cambiano. Il senso comune avrebbe suggerito che quelli più felici fossero i popoli latini. Che so, i brasiliani coi loro festosi carnevali a ritmo di samba; o magari noi italiani, passionali, chiassosi e canterini. E invece no: i danesi. Pil pro capite, aspettativa di vita in buone condizioni di salute, sono i principali indicatori che concorrerebbero a renderci felici. Ma poi ci sono anche il sostegno sociale, la libertà nelle scelte di vita, e infine, la cultura della generosità.

Insomma, senza dubbio, si tratta di fattori importanti, ma siamo sicuri che quand’anche tutti gli indici risultino soddisfacenti, coincidano con la personalissima idea che ognuno di noi ha della felicità?
Non saprei. Ma so che i padri costituenti americani, insieme alla tutela della vita e della libertà, l’avevano inserita nella costituzione: la ricerca della felicità; il desiderio di raggiungerla, il diritto di inseguirla. Ciascuno a suo modo.
Giuliano Gaveglia

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