CAPPELLA SANSEVERO TRA SUPERSTIZIONE E LEGGENDA

Cappella Sansevero

Cappella Sansevero

Il tempio del mistero. Di impostazione prettamente simbolica, con evidenti richiami all’arte dei Framassoni, la Cappella Sansevero è il luogo che più rappresenta la Napoli esoterica, un particolarissimo museo dove i sensi vengono accarezzati dalla Bellezza, dalla Scienza, dall’Arte.

In bilico fra sacro e profano, l’antica “Pietatella” ovvero la chiesa di Santa Maria della Pietà, prima di essere definitivamente sconsacrata e diventare l’attuale Cappella Sansevero ha ospitato fra le sue mura i riti segreti e le iniziazioni dei Fratelli Muratori, per volontà di Raimondo di Sangro VII Principe di Sansevero e primo Gran Maestro della Massoneria napoletana. 

Cappella San Severo
Cappella San Severo” ph. Marco Ghidelli

Su questa figura storica e sulle opere con cui lui volle adornare la Cappella che porta il nome del suo casato, sono fiorite le più disparate illazioni che vedono in lui un potente negromante, un macabro scienziato o un alchimista insuperabile e nelle statue e macchine anatomiche che vi si trovano un inspiegabile mistero di fabbricazione. 

L’opera più famosa, il Cristo Velato attribuito al Sanmartino desta tuttora stupore e muta meraviglia in chiunque osservi l’impalpabile velo marmoreo che copre la figura del Salvatore: ma altrettanto sconcerto provocano il drappeggio trasparente de “La pudicizia” di Antonio Corradini e la rete di marmo del “Disinganno” di Francesco Queirolo, eseguiti con tale perizia da sembrare scaturiti da una mano soprannaturale. 

Cristo Velato” ph. Marco Ghidelli

Cronache dell’epoca smentiscono l’uso di magia nella loro creazione ma la “vox populi” continua a parlare di scioglimento del marmo secondo occulti procedimenti alchemici, di tessuti marmorizzati con formule segrete inventate dal principe e da lui portate nella tomba insieme alle procedure utilizzate per realizzare le incredibili macchine anatomiche che la leggenda  bolla come cadaveri immersi nell’acido e scarnificati con una metodologia che ne ha messo a nudo il sistema cardiovascolare, lasciandolo intatto. 

L’abilità inventiva del principe di Sansevero, il suo temperamento fuori dagli schemi, le sue capacità operative e le sue cognizioni tecniche ne hanno esaltato la figura circondandola di un alone leggendario, “borderline” fra i limiti umani e il nebuloso mondo dell’impossibile: sarà mai fattibile la scoperta della verità? La credenza popolare potrà mai essere soppiantata dalla realtà storica in questa terra di Partenope che vive sotto l’egida di una sirena?

Fantasia, mistificazione, superstizione, avvolgono tuttora la Cappella Sansevero, lasciando spazio a congetture, dubbi, ipotesi: chi era Raimondo di Sangro, un nobile colto, un emissario di forze oscure, un sacerdote pagano o un creatore di sortilegi?

Qual è la natura arcana della cappella? È stata luogo di culto o sede di riti proibiti? Chi è realmente l’artefice dei capolavori che vi sono custoditi? C’è del vero nelle voci che raccontano di contratti di segretezza fatti firmare agli artisti che risultano autori delle statue e invece non lo sono? 

Questi e molti altri misteri sono ancora tutti da svelare seguendo il cammino indicato da Mistero, Magia, Morte, le tre M che definiscono la vita e il percorso esistenziale di Raimondo di Sangro, principe di Sansevero: grande figura esoterica, il Principe alchimista governò dal 1744 come Venerabile Maestro la prima loggia massonica installata in Italia – rimanendo ancora oggi, nell’immaginario collettivo, tra i più potenti mediatori del soprannaturale e ispiratori del pensiero ermetico dell’Occidente – e realizzò la Cappella con queste prodigiose opere marmoree che rimangono un inestricabile enigma che affascina le menti.

Laura Caico

Video di Vincenzo di Nuzzo

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