Buoni, biologici, sociali: ecco i vini di Selvanova

SELVANOVA

Una storia sociale raccontata attraverso vini biologici a chilometro zero.

Un nuovo progetto di Selvanova, azienda di Castel Campagnano (Caserta) del gruppo di imprese sociali Gesco.

50 ettari sulle colline attraversate dal Volturno, una viticoltura sostenibile, sensibile all’ecosistema e attenta all’impatto ambientale.  

Qui vengono prodotti quattro tipi di vino (con uve di Pallagrello Bianco, Pallagrello nero, Fiano, Aglianico e Cabernet Sauvignon) e olio biologico, oltre che miele e paté di olive caiazzane.

Il vino resta l’essenza di Selvanova, che è anche agriturismo e fattoria didattica avviata nel 1997 da Antonio Buono e presa in gestione dal gruppo Gesco due anni fa, con l’obiettivo di rivitalizzarne le attività tradizionali e di realizzarvi una comunità per adolescenti a rischio.

Le etichette dei vini Selvanova ne raccontano la storia attraverso l’immaginario artistico dei quadri di Alessandra Illiano, giovane pittrice formatasi nel laboratorio artistico del Centro Diurno Dipartimentale di Riabilitazione Aquilone (del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl Napoli 1, Centro, gestito da Gesco attraverso la cooperativa Era).

SELVANOVA

Coloratissimi e postmoderni insediamenti urbani sulle sponde del fiume, nel mezzo del quale c’è la rappresentazione grafica e stilizzata di una zattera, divenuta il logo aziendale.

“Da qualche anno abbiamo esteso il raggio d’azione dall’area del disagio a quella dell’agio, che poi è strettamente legata alla prima.

Lo abbiamo fatto soprattutto con un grande investimento nell’integrazione sociale, nella cultura, negli eventi, nel turismo e tempo libero, nella ristorazione.

Oltre al ristorante Il Poggio, che nasce da un’operazione di rigenerazione urbana e sociale, lo facciamo oggi presentando i vini biologici dell’azienda Selvanova che ospiterà a breve anche una comunità di accoglienza per adolescenti problematici”.

– spiega il presidente di Gesco Sergio D’Angelo –

Oggi occuparsi di salute e ambiente, significa pure preoccuparsi di ciò che arriva sulle nostre tavole, e sicuramente i vini di Selvanova sono biologici e genuini.

Questa iniziativa ha poi un valore aggiunto in fatto di bellezza: le bottiglie di questi vini sono impreziosite dai disegni di Alessandra Illiano, una ex utente di un nostro centro di salute mentale, le cui opere sono state anche esposte al Pan.

Insomma, dietro al vino che presentiamo qui oggi c’è molto di più.

– conclude D’Angelo –

Sono quattro vini declinati in chiave assolutamente contemporanea.

Si va da quelli più strutturati a vini più leggeri, a gradazione alcolica minore, adatti alle diverse esigenze e ai diversi gusti.

La Corda di Luino Rosso è composto da un uvaggio prevalentemente di Pallagrello Nero, con dieci per cento di Aglianico e altrettanto di Cabernet.

Si passa poi ai bianchi con La Corda di Luino Bianco, prodotto con Pallagrello Bianco al 70% e Fiano al 30%, e lo spumante Londro Bianco, 100% Fiano, per finire con il rosè, il Londro Rosato, ottenuto da uve all’ 80% Pallagrello Nero e 20% Aglianico.    

ha spiegato l’enologo Gennaro Reale

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