#avoistabene? Parte la campagna contro le bufale del web

Virus, malware, phishing, click bait e tutte quelle cose lì. Quante insidie nasconde la Rete? Tante. C’è un modo per affrontarle con leggerezza: aprire gli occhi e non credere a tutto quello che si legge.

Molto spesso non basta, ecco perché non si riesce in alcun modo a fermare la proliferazione di bufale sul web. L’inganno è dietro l’angolo, anzi, dietro un link. Nella gran parte dei casi si tratta di siti “inaffidabili”, basterebbe un’occhiata all’URL per capire che qualcuno sta puntando alla pancia del popolo di internet per diffondere un contenuto falso; mezzucci per produrre traffico e aumentare il page rank (il grado di importanza che Google attribuisce alle pagine web).

Questa pratica molto comune rischia anche di esporre i soggetti più deboli alle minacce del web. I minori, ad esempio, non hanno ancora gli strumenti necessari per assumere atteggiamenti critici di fronte a ciò che trovano in internet e questo potrebbe più facilmente renderli vittime di adescamento e di diversi crimini informatici.

Gli argomenti più utilizzati? Immigrati, rom, animali abbandonati e feriti, privacy e presunta protezione dei dati sui social (ci cascate ogni anno), WhatsApp a pagamento.

Come arginare questa onda anomala? Una soluzione l’ha individuata Diego Cajelli, fumettista e sceneggiatore italiano, che ha lanciato la campagna #avoistabene? per colpire “l’impero del Male” nel suo punto più vulnerabile: il portafoglio. Fermare i siti produttori di notizie farlocche attraverso chi compra spazi pubblicitari proprio su quelle pagine.

Cajelli ha fatto degli screenshot e ha provato a chiedere alle aziende coinvolte se fossero contente di vedere la loro pubblicità accanto a quel tipo di contenuti col rischio di un danno di immagine difficile da riparare.

I risultati sono stati buoni: Genialloyd, Euronics e altre aziende hanno rimosso la loro pubblicità da quei banner, perché si sono rese conto che la loro immagine ne risultava lesa. Altre aziende, alla domanda #avoistabene? hanno risposto: «No, grazie per la segnalazione. Abbiamo verificato e bloccato la pubblicità su quel sito». E ancora: «Controlleremo subito e faremo togliere la pubblicità da questo tipo di siti. Grazie». La campagna è diventata virale soprattutto su Twitter.

Insomma, io azienda compro uno spazio pubblicitario sul tuo sito (tramite una campagna), ci piazzo il mio marchio e non voglio che il brand venga sporcato con bufale e menzogne utilizzate strumentalmente per destabilizzare gli utenti e fare soldi. Nelle specifiche di Google Adv, quando si progetta una campagna pubblicitaria, è possibile selezionare il tipo di sito in cui non vuoi che compaia la tua pubblicità, un’opzione utile per bloccare i diffusori di boutade.

Fabrizio Brancaccio

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