Bagarinaggio 2.0 – L’odioso fenomeno del Secondary Ticketing

La musica è di tutti. O forse no!

Il popolo, quella massa astratta e numerosa che desidererebbe godere a prezzi ragionevoli di emozioni pure e semplici – quelle che solo un concerto è in grado di trasmettere – è al momento tagliato fuori da ogni opportunità.

Il bagarinaggio selvaggio on line ha ormai preso piede. I circuiti di vendita secondari fanno incetta di tagliandi per poi rivenderli a prezzi stellari sulle proprie piattaforme. Prezzi proibitivi che alzano un vero e proprio muro in grado di scoraggiare anche il più grande appassionato o di derubarlo nel caso in cui si decidesse di mettere mano al portafoglio.

Red Hot Chili Peppers, Bruce Springsteen, Coldplay e adesso gli U2. La band, capitanata da Bono Vox, aprirà la prevendita lunedì 23 gennaio (ore 10) per riempire lo Stadio Olimpico di Roma nella seconda data italiana del The Joshua Tree Tour, prevista domenica 16 luglio. I biglietti per la prima data, il 15 luglio, sono terminati nel giro di pochi minuti, nemmeno il tempo di accendere il PC per collegarsi che erano già spariti. Molti ticket, subito evaporati su TicketOne, sono però magicamente apparsi su Viagogo.it, circuito di re-ticketing, a prezzi quadruplicati.

Il copione è sempre lo stesso: emissione col contagocce, l’eterno pallino rosso che segnala l’indisponibilità dei tagliandi, biglietti che spariscono dopo pochi minuti e che ricompaiono su altri siti a prezzi folli.

Il fenomeno prende il nome di ‘Secondary Ticketing’ ma non è altro che volgare bagarinaggio a danno del pubblico.

Al momento non c’è alcuna norma che regola il settore, solo un deleterio vuoto giuridico che diviene Ticketingfastidioso vulnus. Non va bene, non va bene per nulla. Se la politica è lenta a muoversi, gli artisti dovrebbero invece rapidamente prendere le distanze da determinati circuiti ufficiali, proprio come ha fatto Vasco Rossi con Live Nation (importante società che organizza eventi in Italia), dopo il servizio de Le Iene che ha denunciato la collusione tra organizzatori e bagarini virtuali.

L’accusa è questa: gli organizzatori cedono una quota significativa di biglietti ai rivenditori secondari che ne entrano in possesso prima della prevendita ufficiale. Tutto questo nonostante esista un contratto di esclusiva con TicketOne (che scade nel 2017), che è l’unico canale di distribuzione in Italia e dunque unica società titolata a vendere la quota di biglietti previsti per il web.

Un’altra contromisura potrebbe consistere nel chiedere granitiche rassicurazioni alla stessa TicketOne, affinché tutti possano acquistare un biglietto a prezzi ragionevoli monitorando gli ordini sospetti (sei biglietti per persona sono francamente troppi, ndr) e verificare che i biglietti non vengano ceduti alle innumerevoli piattaforme di re-ticketing pronte a spellare i consumatori.

Il Secondary Ticketing è un crimine (sì, crimine) odioso perché lede la passione delle persone comuni.

Basterebbe non acquistarli, direte voi. Sì ma a che prezzo? Quello di rinunciare al concerto. Non è forse un sopruso anche quello?

Fabrizio Brancaccio