Aronofsky/Lawrence/Bardem: Madre, che brutto film!

Il disappunto di un giornalista ad un festival, quando guarda un brutto film, non ha eguali. Peggio ancora, svegliarsi presto al mattino per partecipare alla prima proiezione (ore 8.30!) del film più atteso della 74esima Mostra del Cinema di Venezia non ha prezzo. Se poi tale film si rivela una ‘cagata pazzesca’, per dirla ‘fantozzianamente’, non resta altra possibilità

che esprimere il proprio disappunto per iscritto. Si sa, la penna può ferire più della spada, ma recensire negativamente “Mother” di Darren Aronofsky è come sparare sulla croce rossa. E dire che le premesse andavano ben oltre ogni aspettativa: un horror con Darren Aronofky (“Il cigno nero” e “Requiem for a dream”) alla regia e un cast capitanato da Jennifer Lawrence, Javier Bardem e Michelle Pfeiffer.

Succulenti gli aneddoti dal set: si racconta che la piccola Lawrence avesse un ‘angolo Kardashian’, dedicato al tristemente celebre reality delle famose sorelle, e che lo usasse per ‘epurarsi’ dalla negatività del film. C’era chi, prima di averlo visto, definiva “Mother” il ‘nuovo “Rosemary’s Baby”. Ancora, qualcuno dava il film come vincitore certo del concorso di Venezia 74.

Ecco, prendete tutto questo e gettatelo nel canale perché “Mother” è una presa in giro per chi ama il cinema, un film di cui si dovrebbe richiedere il rimborso del tempo perduto a guardarlo. La storia confusa, eppure scontata, di uno scrittore e della sua compagna, a lui totalmente devota, in una casa solo in apparenza ‘infestata’ da strane presenze. Attorno ai due protagonisti un circo allegorico di situazioni senza capo né coda che vorrebbero rappresentare tutto e per questo finiscono per non comunicare nulla. Una débacle estetica su tutti i fronti: sappiamo che la Lawrence è bella, ma perché mostrarne solo il primo piano, alternandolo alla sua figura intera sempre parzialmente svestita? Sicuramente avrebbe fatto un’ottima figura nei B-movie italiani sul genere di “Giovannona coscialunga”, ma da un film d’autore ci aspettiamo di più. Evidentemente il regista e marito la ama davvero, ma ci risulta impossibile giustificare il film come la parabola “dell’uomo moderno e dei suoi desideri insaziabili”, come da dichiarazioni di Aronofski in conferenza stampa.

 

120 minuti perduti: voto ‘ #

 

Emma Di Lorenzo

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