AIDS, non dobbiamo abbassare la guardia!

Oggi, venerdì 1 dicembre, si celebra la Giornata Mondiale Contro l’AIDS (Acquired ImmunoDeficency Sindrome), la malattia provocata dal Virus dell’Immunodeficienza Umana (HIV), un retrovirus che comporta un progressivo abbassamento delle difese immunitarie della persona colpita, con conseguente difficoltà a contrastare le infezioni causate da virus, batteri e funghi.

Cosa significa essere sieropositivo?
Significa risultare positivo al test per l’HIV, cioè essere stato contagiato dal virus, in assenza dei sintomi della malattia (AIDS) che è invece la situazione in cui si presentano infezioni opportunistiche secondarie all’infezione da HIV. Tra le due condizioni possono trascorrere molti anni.

Come avviene il contagio?
In 3 modi:
1) Trasmissione sessuale (sperma, liquido pre-
eiaculatorio, secrezioni vaginali). È la modalità di trasmissione di gran lunga più frequente (circa l’85%). I rapporti sessuali non protetti favoriscono la trasmissione non solo dell’HIV, ma anche di molte altre Malattie Sessualmente Trasmissibili (HPV, Sifilide, Clamidia, Epatite, ecc.);
2) Attraverso il sangue (ma ormai le trasfusioni sono sicure);
3) Trasmissione verticale, da madre a figlio (durante la gravidanza, il parto, ma anche attraverso il latte). È possibile ridurre questo rischio somministrando la terapia antiretrovirale alla madre durante la gravidanza e al neonato nelle prime settimane di vita. Nei primi due anni di vita si potrà verificare se il neonato rimane sieropositivo, poiché nei primi mesi presenterà gli anticorpi materni.

Come si previene il contagio?
Mediante il corretto utilizzo del profilattico ad ogni rapporto sessuale. I metodi anticoncezionali di altro tipo non proteggono dal contagio.

Una persona sieropositiva è sempre contagiosa?
No. Il virus non si trasmette attraverso strette di mano, abbracci, baci, tosse, starnuti, né attraverso la condivisione di posate, bicchieri, asciugamani, lenzuola. Non si trasmette frequentando bagni pubblici, palestre, piscine, saune, ristoranti, mezzi di trasporto pubblico.
Va chiarito che la saliva, l’urina, le feci, le lacrime, il sudore, il vomito e il muco nasale non contengono l’HIV. Inoltre non si trasmette attraverso animali o punture d’insetto.

Quante nuove diagnosi di infezione da HIV si registrano in Italia attualmente?
Circa 3500, pari a quasi il 6% nuovi casi per 100 mila residenti nel nostro paese. Il 30% circa sono stranieri. (Nel mondo sono circa 2 milioni le nuove diagnosi per anno e 37 milioni il numero di persone che vivono con l’infezione).

In quali regioni si registra la maggiore incidenza?
Lazio, Lombardia, Liguria ed Emilia-Romagna.

Tra gli stranieri, in quali regioni si registra l’incidenza maggiore?
Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna.

Più maschi o femmine?
Circa ¾ sono maschi, ¼ femmine.

Quale età è maggiormente colpita?
Mediamente 39 anni per i maschi, 36 per le femmine. Ma l’incidenza più alta si registra nella fascia d’età 25-29 anni.

Solo tra omosessuali?
Al contrario, 45% sono individui eterosessuali, 40% omosessuali maschi.

La malattia viene diagnosticata in fase precoce?
Oltre la metà ha avuto diagnosi di HIV in fase già avanzata di malattia (immunodepressione).

Perché hanno fatto il test?
Circa un terzo per la presenza di sintomi che facevano sospettare un’infezione da HIV o l’AIDS, altri in seguito a un comportamento a rischio non specificato, altri ancora nel corso di accertamenti per un’altra patologia. Al test di primo livello risultato positivo si deve sempre far seguire quello di secondo livello per la conferma del risultato. Se la diagnosi è certa si procede con l’inizio della terapia con farmaci anti-retrovirali.

Quali sono i primi sintomi dell’AIDS?
Febbre ricorrente, stanchezza, ingrossamento dei linfonodi, perdita di peso rapida, sudorazione notturna, diarrea prolungata, ulcere alla bocca o ai genitali. Poi possono intervenire macchie scure sulla pelle, polmonite, disturbi neurologici come amnesie e depressione.

Quanti casi si sono verificati, a oggi, nel nostro paese?
Dall’inizio dell’epidemia, nel 1982, a oggi sono stati segnalati circa 70 mila casi di AIDS.

Quanti di questi sono deceduti?
Oltre 43 mila.

Quali sono i nuovi trend?
La mortalità è in rapida discesa grazie alle nuove terapie che rendono la malattia non più mortale ma cronica. Anche l’incidenza della malattia sta iniziando a calare. Sta aumentando invece la quota di persone che ignorava la propria sieropositività e che l’ha scoperta solo pochi mesi prima della diagnosi di AIDS, non sottoponendosi quindi a terapia antiretrovirale prima della diagnosi. Ciò comporta una prognosi peggiore. Negli ultimi 10 anni si è passati dalla metà a circa i ¾ dei soggetti. Dobbiamo purtroppo registrare anche casi di resistenza farmacologica di un ceppo di HIV ad almeno uno dei farmaci più diffusi per il trattamento dell’infezione. Sebbene la ricerca stia facendo grossi passi avanti nella cura della malattia, non dobbiamo abbassare la guardia perché i rischi sono a tutt’oggi presenti e non devono essere sottovalutati. Le campagne di prevenzione, a tutti i livelli, mirano proprio a questo.

Dott. Fabrizio Paolillo Diodati
Medico-Chirurgo
Specialista in Ostetricia e Ginecologia