Addio a Mario Dondero, l’instancabile autore dell’immagine in Bianco e Nero

Un breve ricordo di Mario Dondero scomparso ieri all’età di 87 anni a Fermo, nelle Marche.

Ci piace ricordare il fotografo Mario Dondero con questo scatto fatto a una giovane Stefania Sandrelli che poi è diventata la copertina del suo libro di fotografia Incursioni sul Set, in cui sono raccolti le fotografie in cui ha ritratto i più grandi nomi del cinema.

Il cinema è stato l’altro suo grande amore che ha inteso come arte sociale, soprattutto quando era collegata all’impegno civile. Mario Dondero è stato tra gli esponenti di quel fotogiornalismo che ha raccontato la storia degli ultimi 50 anni con tutte le  trasformazioni e contraddizioni di un secolo passato e di un altro che è iniziato.

Ha iniziato negli anni ’50 come cronista di nera  a Milano Sera, si sa, con questo mestiere bisogna sempre arrotondare e quando è nato Le Ore, settimanale di fotografia, ha iniziato anche questa nuova strada con una base rudimentale, fino a scoprire che era il modo di comunicare che prediligeva, un altro modo di esprimersi in quella << redazione viaggiante, fuori dagli intrighi del giornale, e in più potevo fruire della vita al meglio >> , come lui ha più volte dichiarato.

<< La fotografia è un magnifico strumento per raccontare, coglie situazioni che le parole non possono comunicare. Ciò che intedevo è che non mi interessa l’aspetto tecnico o artigianale della fotografia; che non mi interessa l’estetica ma il contenuto delle foto. Per me è sufficiente raggiungere una capacità tecnica sufficiente per raccontare delle storie >>, in queste parole si trova l’essenza della sua autorialità ma anche l’importanza che ha avuto nel portare anche in Italia un reportage che fosse di impegno civile, ispirandosi ai grandi come  Robert Capa e Henri Cartier-Bresson, che condividevano la stessa idea del compito che dovesse assolvere la fotografia.

Ecco che il suo obiettivo diventa testimone di un’epoca. Lascia Brera trasferendosi a Parigi, gli anni del ’68, gli incontri Sartre e Simone de Beauvoir che ha poi ritratto. Poi la sua immagine che per certi versi ha ufficialmente fatto nascere, per stessa ammissione Alain Robbe – Grillet, Le Nouveau Roman, la discussa corrente letteraria di cui Robbe – Grillet era uno dei fautori.  E poi di nuovo in Italia, per ripartire, per un servizio in Algeria per un’inchiesta sui manicomi. E poi a un certo punto vuole che la sua immagine diventi documentazione, dando un taglio antropologico e così le sue foto raccontano la Cina, l’Africa e Cuba ( indimenticabile quel suo ritratto a Castro ).

Ma Dondero non è stato solo quel fotografo che ammirava lo spirito d’avventura dei fotografi che lavoravano all’americana. In quegli bianchi e neri – ha sempre preferito il bianco e nero al colore – ci sono anche i ritratti agli amici come Pier Paolo Pasolini, immortalato accanto alla madre Susanna,  Alberto Moravia e Goffredo Parise. Ma nel suo «non-archivio» ritroviamo alcuni protagonisti del Novecento: Neruda, Ionesco, Panagulis, Callas, Bacon, García Márquez.

E se la lunga malattia non l’avesse costretto a fermarsi sarebbe partito con Gino Strada per realizzare un nuovo servizio.

Questo era Mario Dodero, uno stakanovista autore dell’immagine!

ANTONIA FIORENZANO

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