Abusi e pedofilia a Boston, il “Caso Spotlight” arriva al cinema

La classica patata bollente, quella che solo il giornalismo di razza osa maneggiare. Nel 2002 il Boston Globe, il quotidiano di punta del New England, pubblicò circa seicento articoli con cui scoperchiò un sistema collaudato di abusi perpetrati ai danni di tanti bambini da parte dei preti dell’arcidiocesi di Boston. Uno dei più vasti casi di pedofilia, una bomba che buttò giù il muro di silenzio che da tempo regnava nella città più cattolica degli Stati Uniti, costringendo la Santa Sede a uno storico mea culpa.

Chi furono i protagonisti di questo incredibile scoop? I giornalisti del gruppo investigativo del Boston Globe, guidati da Walter Robinson, che si guadagnarono (e fecero guadagnare alla testata) il premio Pulitzer per la preziosissima inchiesta. Robinson, Sacha Pfeiffer, Mike Rezendes, Matt Carroll e il direttore dell’epoca (ora al Washington Post – ndr) Marty Baron fiutarono “la notizia”; Baron convinse il suo team ad andare oltre certi atti secretati riguardanti un caso di molestie sessuali di cui fu protagonista il reverendo John Geoghan nel 1997, voleva capire perchè la Chiesa coprisse i documenti. Il Boston Globe fece causa alla Diocesi, ottenne la desecretazione e comprese il meccanismo che i prelati utilizzavano per mettere a tacere le accuse con la complicità dell’arcivescovo di Boston Bernard F. Law.
Tutto questo rivivrà sul grande schermo grazie al film “Il caso Spotlight” (Spotlight) diretto dal regista statunitense Thomas McCarthy candidato a sei premi Oscar, che verrà distribuito nelle sale italiane il 18 febbraio 2016.
Michael Keaton interpreterà l’ex cronista (oggi editorialista) Walter Robinson, Mark Ruffalo invece ripercorrerà le gesta di Mike Rezendes. Una testimonianza preziosa che farà comprendere l’importanza del giornalismo investigativo come pilastro della democrazia, un lavoro certosino che richiede mezzi e risorse e che proprio per questo motivo sta scomparendo dalle redazioni dei giornali sempre più proiettate sul web e sui social.
Spotlight però, il team investigativo del Boston Globe (il più antico), è sempre lì. Non è stato smantellato, resiste dal 1970 pronto a dimostrare che l’era digitale non ha messo in soffitta il cuore pulsante della vera informazione: quella di “fare le pulci” al potere.

Fabrizio Brancaccio