Vent’anni fa, il Premio Nobel per la letteratura a Dario Fo

«Perché seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi».

Queste, le motivazioni, che accompagnarono il 9 Ottobre 1997, la decisione dell’Accademia Svedese, di consegnare il Premio Nobel per la letteratura a Dario Fo. Drammaturgo, attore, regista, scrittore, autore, Fo, reinventò gli schemi della satira sociale, elaboro una forma teatrale completamente originale, che lo portò in giro per il mondo con i suoi testi a metà tra commedia dell’arte e profondo impegno politico. Al suo fianco, per oltre cinquant’anni, Franca Rame, collega, compagna, anima gemella in un percorso intenso e tortuoso, di grandi successi e struggenti tragedie. “Mistero buffo”, tra i suoi più grandi successi, una rappresentazione satirica, d’ispirazione biblica, in monologhi, caratterizzato da un linguaggio dal tratto fortemente onomatopeico, il grammelot. Sfrontato e libero, come ogni suo testo, farsesco o ispirato all’attualità pesante di una certa storia italiana. “Morte accidentale di un anarchico”, in cui si racconta, senza dubbio, dell’anarchico Pinelli, morto, accidentalmente o meno, nel corso delle indagini sulla strage di Piazza Fontana.

Dario Fo ed il suo teatro, cinico, spietato, sperimentale, alla ricerca della verità per poi raccontarla. E poi le canzoni, i film, la televisione. In tutto e per tutto, l’impegno politico, lo schierarsi senza alcun timore contro il sistema, contro chi comanda, contro chi toglie la dignità.

Tra qualche giorno, avrebbe compiuto novantun’anni Dario Fo, a noi, non resta che ricordarlo come quel giullare, che con coraggio e tanta poesia, ha saputo dare alla gente sorrisi, spunti di riflessione, e tanta, tanta, dignità.

Paolo Marsico

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