VELENO, storia di amore e corruzione nella Terra dei Fuochi

Gesco e i Comitati della Campania a sostegno del film ispirato a una storia vera

Torna all’attenzione del pubblico, questa volta sul grande schermo, il tema della Terra dei Fuochi, per mesi al centro della cronaca, per lo scandalo degli sversamenti di rifiuti tossici nelle terre coltivate di quella che un tempo era la Campania Felix.

A raccontare la cruda quotidianità della vita nella Terra dei Fuochi è Diego Olivares, che firma la regia di “Veleno”, lungometraggio a sfondo sociale, ispirato ad una storia vera (quella di un familiare del produttore Gaetano di Vaio, alla cui memoria infatti è dedicato) girato nei luoghi simbolo del disastro ambientale della Campania, che vede come interpreti Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Salvatore Esposito, Miriam Candurro, Gennaro Di Colandrea, Marianna Robustelli e la straordinaria partecipazione di Nando Paone.

Veleno è la storia di una coppia di contadini, Cosimo e Rosaria, che vive nelle campagne contaminate. Dopo anni di tentativi riescono a concepire un bambino che però non conoscerà mai suo padre, ammalatosi e morto di tumore dopo aver trascorso la sua esistenza a lavorare la terra, vicina a una discarica gestita dalla camorra e a combattere quest’ultima, affinché i loro terreni non diventino una discarica per rifiuti tossici.

Prodotto da Bronx Film di Gaetano Di Vaio, coautore del film, Minerva Pictures e Tunnel Produzioni, l’opera ha visto la coproduzione di Gesco Gruppo di Imprese Sociali in quanto “film come questi sono sempre più necessari perché ci costringono a vedere. Le nostre terre avvelenate riguardano tutti noi, la comunità, il presente e il futuro dei nostri figli” afferma il presidente Sergio D’Angelo.

A sostegno della pellicola che racconta l’esperienza delle mamme che vivono tra le province di Napoli e Caserta, nella figura di Luisa Ranieri che interpreta una donna coraggio in attesa di un figlio dopo anni di cure, i comitati della Terra dei Fuochi che ancora oggi chiedono a gran voce la tutela del diritto alla salute. Marzia Caccioppoli, presidente Associazione Noi Genitori di Tutti Onlus, è una mamma orfana di un unico figlio che racconta: “sopravvivo lottando contro la devastazione compiuta in quelle terre. Veleno mette alla luce ancora una volta la sofferenza di chi non vuole abbandonare la sua terra ma sceglie di restare e lottare, a discapito della propria salute”.

Come Cosimo (Massimiliano Gallo) simbolo della resistenza alla devastazione ambientale del legame con la propria terra e che rappresenta la lotta all’ecomafia.

La Campania, secondo il Rapporto Ecomafie 2017 presentato da Legambiente, detiene il record di reati contro l’ambiente, 10 al giorno, per un affare gestito in questi anni da almeno 86 clan criminali e su oltre 2000 siti contaminati, nessuna bonifica è stata svolta se non per uno 0,8% o ancora in corso. I roghi tossici che si sviluppano tra le province di Napoli e Caserta sono oltre 1000 all’anno secondo i dati dell’UTG della Prefettura di Napoli, mentre i dati del registro tumori dell’ASL Napoli 2 Nord sono ancora più allarmanti. Sono stati diagnosticati circa 14 mila nuovi casi, i più diffusi sono quelli al polmone e alla vescica tra gli uomini, mammella e colon tra le donne.

“Veleno” è una storia vera che mette in scena tutto questo senza censura, l’interesse delle mafie e di come hanno interrato i rifiuti, incendiato materiale tossico e sversato liquami.

Ma il veleno di cui si parla è anche e soprattutto quello che contamina l’animo umano.  Una delle conseguenze del denaro che circola intorno a tutto questo è la perdita d’identità: ed è ciò che accade al fratello di Cosimo, Ezio (Gennaro Di Colandrea) che, dopo aver ceduto alle pressioni del giovane avvocato Rino (Salvatore Esposito) esponente della camorra, accetta un lauto compenso in cambio della terra, ritrovandosi in una casa vuota, a non saper più cosa fare.

“C’è una grave perdita di identità – racconta Diego Olivares – ed è uno degli effetti collaterali del veleno che non contamina solo la terra e le piante ma anche gli animi.”

Insomma un film intenso, toccante, da vedere che rientra in quel cinema di denuncia che sarebbe opportuno fare e finanziare senza troppi ostacoli e che ha insito “l’urgenza di raccontare – spiega Gaetano Di Vaio – la storia del crimine più grande commesso dall’uomo, distruggere la terra che ci è stata donata”.

Valeria Aiello
Foto di Emma Di Lorenzo

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