Un bambino di 60 anni

L’eterno bambino ha compiuto 60 anni.

Arturo Brachetti, definito il Maestro del trasformismo, ha spento le sue prime sessanta candeline, festeggiando il suo compleanno in tour tra l’Italia e l’Europa che sottolinea la magia del suo lavoro e una forte aspirazione all’eterna giovinezza, diventata realtà.

«Più si invecchia, più si ha grande nostalgia dell’infanzia. Metto in scena ogni sera il mio psicodramma: volo, mi trasformo e rivivo i giorni e le fantasie di quando ero bambino. Ho 60 anni ma, grazie al mio lavoro, non li dimostro. Mi aiuta avere un pretesto per giocare, trasformandomi quotidianamente nel sogno di me stesso. Sul palco divento ciò che mi piacerebbe essere sempre, 24 ore al giorno, e non solo per il tempo di uno spettacolo. È interessante quanto questo gioco sia contagioso, già dopo 10 minuti dall’inizio dei miei show, la gente ci entra dentro e viaggia con me. Credo che sia questa la più grande forza dei miei spettacoli, il loro segreto».

Sessanta è una cifra importante, dicono: «No, non così tanto. Mia madre ne ha 80 ed è una donna scatenata. In ogni spettacolo torno indietro nel tempo. Un conto è avere a disposizione le ultime tecnologie, come i laser, e le super produzioni, un altro è saper raccontare una storia con pochi elementi, penso ad un cappello, a un bastone e a un fazzoletto. È l’eredità di tradizioni che sono state tramandate dai nostri nonni. Ora sono quasi sconosciute ai più ma, per me, quel passato è un presente. Nel mio ultimo spettacolo – “Solo” – c’è una casa di bambole in cui si entra con una Go Pro. Il risultato è una contaminazione che rivela tutti i dettagli e permette di giocare con l’abitazione. Ogni oggetto presente nei miei spettacoli è il risultato di un grande lavoro di artigianato; mi sento come un bambino che si intrattiene con un supergiocattolo da 700mila euro».

«Dopo aver sparato tutte le cartucce si arriva al cuore dello spettatore. –  una virtù, anche questa, che riporta il pubblico alla propria infanzia – I bambini mi domandano sempre come faccia a cambiarmi così velocemente o come riesca a volare. Gli adulti cercano di cogliere tutti i riferimenti culturali, tra citazioni dal mondo della pittura, della musica e della letteratura. Proprio al centro di queste modalità apparentemente opposte di percepire i miei spettacoli c’è l’emozione, che spesso riservo per il finale. I momenti che toccano il cuore sono quelli più forti e non li si può dar via troppo presto».

Si accendono le luci e ciò che resta è proprio l’emozione, che accompagna gli spettatori anche a casa, e ricorda loro di essere stati bambini.

 

Emma Di Lorenzo

 

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