I sogni non dovrebbero mai avere limiti

Intervista a Gina Amarante

Determinata, creativa e sensibile, tre aggettivi per iniziare a conoscere Gina Amarante ma sicuramente non sufficienti per definirla. Ama la fotografia, la scrittura, il disegno, la pittura, e il canto.

Vorrebbe imparare a suonare uno strumento musicale, la danza del ventre e il flamenco, non si fa mancare nulla Gina, un’artista a tutto tondo dalle tante sfaccettature.

Una giovane donna, un’attrice emergente che sa cosa vuole e come ottenerlo: «Tanto studio, ho iniziato all’età di quattordici anni frequentando un corso di recitazione teatrale, dizione e movimento scenico poi un corso di cinematografia e ho conseguito il diploma».

Ha frequentato una masterclass della durata di un anno con l’attore Antonio Milo, studiato i vari metodi di recitazione: Strasberg, Stanislavskij, Margotta, per prepararsi a sviluppare il personaggio, e imparando a conoscere a fondo se stessa.

In questi anni si sono susseguiti molteplici provini, sia per il cinema che per la tv, parola d’ordine: Mai arrendersi! Nessuna pausa, mentre gettava le basi per la sua carriera partecipando a numerosi stage, e casting, attendeva la svolta. «Non si smette mai di studiare, né di fare provini, l’obiettivo un profilo artistico completo. In questo periodo mi sto dedicando alla scrittura di un testo teatrale che mi piacerebbe portare sul palcoscenico e sto affinando altre discipline come il canto, il ballo e le lingue, sicuramente necessarie per un artista».

Non ti fermi mai?

«No – risponde sorridendo – I progetti sono tanti e il mio sogno è lo stesso da sempre. Spero di non smettere mai di lavorare come attrice, di partecipare a nuovi e interessanti progetti, di interpretare personaggi diversi e sempre più intensi».

Sogni di meritare un David un giorno?

«Se ci è permesso sognare in grande anche un Oscar, aggiunge. I sogni non dovrebbero mai avere limiti».

Un amore forte e duraturo quello tra Gina e il suo lavoro da attrice, un amore viscerale. – Un po’ come chiedere perché ami tuo figlio: un amore innato, istintivo, primordiale e mentre lo descrive le brillano gli occhi.

«Non c’è un solo perché, c’è un mondo dietro l’amore che provo per questo mestiere, posso solo dire che mi fa sentire viva, che mi rende felice e credo che quest’ultima parola, alla quale do sempre molto peso e molta importanza, basti a rendere l’idea».

Affascinata da personaggi complessi, lontani dal suo modo di essere, drammatici. Il suo sogno: interpretare Lady Macbeth al cinema.

In un periodo in cui le donne sono sotto i riflettori, protagoniste sfortunate di tante storie di violenza casalinga tu interpreti in Gomorra una donna, Anna, la spietata fidanzata di Enzo,”Sangue Blu”, tutt’altro che vittima di violenza: una efferata e attiva giovane che combatte al fianco del suo uomo.

«Sono fermamente convinta che purtroppo se al mondo accadono questo genere di cose dobbiamo fare tutto ciò è in nostro potere e anche di più per aiutare queste donne. È facile dire bisogna denunciare, ma lo stato d’animo delle vittime non va sottovalutato, la pressione psicologica, i dubbi sul futuro e i sentimenti contrastanti che spesso dopo poco le riconducono dal proprio uomo condannandole a morte certa. Bisogna denunciare è indubbio, ma non basta, non deve bastare, l’aiuto deve essere a 360 gradi, soprattutto da parte dello Stato e delle Istituzioni. Un aiuto concreto, un posto in cui rifugiarsi e sentirsi al sicuro, un luogo da cui poter ricominciare a vivere, pieno di sogni realizzabili».

L’emancipazione femminile mafiosa è culminata in molti casi con un cambio al vertice del potere criminale, che ha portato negli ultimi anni al passaggio da donne del boss a donne boss. Nelle organizzazioni criminali come mafia e camorra le donne operano in modo molto cruento, detenendo una vera reggenza criminale cosa ne pensi di questa “evoluzione”?

«Io sono dell’idea che, anche se apparentemente in disparte o dietro le quinte, le donne sono sempre state molto importanti svolgendo veri e propri compiti. Innanzitutto le donne educano i loro figli, e dall’educazione familiare derivano molti comportamenti futuri, quindi le donne hanno questo compito importantissimo che può influenzare, anche in maniera decisiva, le nuove generazioni, spesso sono loro a iniziare al crimine. La presunta sensibilità delle donne, diviene una forte copertura per traffici illegali, per lo spaccio, approfittando di ciò che la figura femminile da sempre simboleggia. Infine, in molti casi di arresto dei propri mariti/compagni, le donne lì sostituiscono esercitando non più soltanto una delega temporanea al potere ma prendendo le redini dell’intero assetto criminale».

Il fenomeno delle “emulazioni criminali” è molto diffuso ma controbilanciato da tante donne impegnate nel contrastare le mafie, se dovessi pensare a un punto di riferimento positivo per l’ impegno civile c’è qualcuno che ti colpisce?

«Personalmente ritengo alquanto superficiale dare la colpa a Gomorra per i problemi di Napoli, io dico sempre che il cinema prende spunto dalla realtà e non viceversa, ci si confonde. Gomorra non dà alcun esempio positivo non è un’accusa ma la realtà, non vuole fornire affatto esempi, è cinema e va guardato come tale. In merito alle donne che combattono attivamente per contrastare le mafie e la camorra penso sicuramente in primis a tutte quelle che ricoprono ruoli all’interno delle forze dell’ordine, le quali sono secondo me le prime eroine, molte donne con la D maiuscola e ce ne sono un’infinità, che in silenzio, lontano dai riflettori danno il loro contributo quotidianamente. Ho avuto modo di conoscere il Procuratore Capo della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, Maria Antonietta Troncone, una donna molto forte al vertice di un sistema assolutamente non facile, oggi, dopo l’esperienza da pm alla DDA di Napoli guida da quasi tre anni una delle procure più grandi d’Italia, operando in un territorio ad altissima concentrazione di criminalità camorristica. Ecco, se dovessi pensare a un esempio da seguire penso a lei».

 

Valentina Nasso

 

 

 

 

 

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