Sindrome da rientro tra i banchi di scuola

Finita la scuola si vedono i bambini, i ragazzi che passata quella euforia iniziale che dura poco circa due o tre giorni, cominciano ad annoiarsi, a sentirsi persi.

Arrivano così le vacanze proprio in quel villaggio, la crociera, il solito posto dove si hanno casa e gli amici di una vita e si entra nel dolce far niente scandito da ritmi rallentati, dove si sceglie cosa fare e non fare.

Poi però si ritorna a casa e la tv è davanti: ad agosto già sponsorizzano gli zaini, le cartelle, i diari, i quaderni… e magari ancora non siamo partiti… e così arriva lei: “L’amica ansia”!
Perché? Prima di tutto il tempo presente non viene rispettato e questa anticipazione, questa velocità, spesso esagerata, ci attiva una fretta interna che non serve in quel momento.

I bambini cominciano a sentire malessere, simile al nostro quando torniamo dalle vacanze, come se ci preparassimo a quello che ci aspetta. Ed è così, si ritorna nella modalità “dovere”.
Le tante cose da fare: la scuola, i compiti, il calcetto, la danza, il tennis, il progetto pon e la musica… e… e… e… tanta roba!!!
Troppo dovere… e il piacere, il tempo di annoiarsi, il gioco? Dove lo mettiamo?

Tante cose sono cambiate nella scuola ma anche nel modo di vivere e tutto è una corsa. Serve tempo per sé: per rilassarsi, stare, rallentare e questo sì vale per i bambini. Ma loro possono impararlo solo se lo vedono in noi.

Finché noi adulti entriamo nella spirale del dovere loro non impareranno mai e come il Bianconiglio di Alice non faranno altro che correre senza meta, apprenderanno a stare in mille cose senza impegnarsi in nessuna, ad avere mille relazioni sociali ma nessuna reale e intima.

 

Carolina Alfano
Psicologa, Psicoterapeuta

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