Chi Rom e chi no: un esempio di integrazione interculturale a Napoli

Relazioni significative tra le comunità Rom e non Rom possono essere un modello da imitare.

Il 1 Luglio 2018, a Pontida, Matteo Salvini ha esternato la sua soddisfazione riguardo la nuova rotta politica, indirizzata a salvaguardare l’interesse nazionale, intrapresa dal Governo Conte.

Al di là delle simpatie o antipatie rivolte al Ministro degli Interni, il fatto certo è che ci troviamo alla presenza di un grande comunicatore che dice ciò che la gente vuole sentirsi dire: abbassare le tasse, combattere la delinquenza e sopratutto respingere gli stranieri che non hanno i requisiti per rimanere in Italia.

Negli ultimi anni le politiche sociali hanno impoverito sempre di più la classe media e per questa ragione Salvini ha avuto terreno fertile nel propagandare le sue idee che vedono nell’altro uno dei principali motivi della crisi economica.

Si è discusso animatamente sulla proposta del ministro dell’Interno Matteo Salvini in merito al censimento dei Rom. Sia in Italia che in Europa si è gridato al razzismo, ma aldilà della polemica, capire chi vive e sopratutto come si vive nei campi è utile per il rispetto dei diritti umani e per il rispetto dello stato di diritto.

Proprio perché viviamo in uno stato di diritto non bisogna “usare la ruspa”, ma bisogna creare giuste politiche in grado di integrare i Rom nella società.

Forse l’esempio da seguire ci viene proprio da Scampia, territorio tanto vituperato dai Mass Media, dove l’associazione “Chi Rom e chi no” è riuscita a creare relazioni significative tra la comunità Rom e la gente del quartiere.

Su questo tema abbiamo intervistato Barbara Pierro, presidente dell’associazione, che ringraziamo per la sua disponibilità e spontaneità.

  • Chikù dimostra che l’integrazione è possibile. Entrando nel merito di cosa si occupa la vostra associazione?

Chikù è un centro culturale e gastronomico dove vivono due anime, quella di “Chi Rom e chi no” che si occupa di promozione sociale, di cultura, di pedagogia, di teatro e di arti e quella di Chikù, nata prima come progetto, rivolta alle donne del quartiere e poi  trasformata in impresa sociale, una vera e propria  S.r.l. che prova a fare leva sul talento delle donne nell’ambito della cucina per creare nuove occasioni di lavoro.

  • Come nasce l’integrazione tra Rom e non Rom?

Nasce per la capacità di superare uno stereotipo.

Se ci si sofferma solo all’immagine esterna chi non abita a Scampia ha paura di quelli che vi abitano, chi abita a Scampia ha paura di quelli diversi. Invece la relazione è la chiave di ogni vittoria. Se le persone si incontrano e riescono a vedere l’altro per quello che è, cadono le barriere culturali.

  • Scampia è sempre sulla bocca di tutti al negativo, ma qui c’è il vostro ristorante, si organizzano i giochi per il mediterraneo antirazzista, ci sono tante associazioni che aiutano gli ultimi. Perché qui, in questo quartiere, è più semplice fare queste cose?

Perché forse dove c’è tanta sofferenza, c’è più voglia di riscatto. La gente si stanca di aspettare che il cambiamento venga dall’alto e si mette in gioco per cambiare le cose. In quartieri dove sembra che tutto vada bene la gente se ne frega, invece là dove le cose non vanno tanto bene, c’è la necessità di una spinta al cambiamento affinché le cose migliorino.

  • Parlando di attualità, qual è il suo punto di vista sulla proposta del Ministro Salvini?

Siamo tutti sconcertati, non solo per la proposta riguardo i Rom, ma anche per lo scempio a cui stiamo assistendo riguardo le vittime nel Mediterraneo. Si vuole far pensare che i migranti e Rom siano il nostro problema, quando noi non abbiamo né cielo da vedere né terra da camminare. Tutti i giorni molti giovani emigrano perché, anche se laureati, non riescono a trovare lavoro; chi lavora spesso è un precario; non si fanno figli perché non si possono mantenere; le bollette continuano ad aumentare e se tutto questo viene collegato allo straniero si fa un’operazione di fraintendimento. Un’operazione criminale.

  • Come si può fare per invertire la tendenza?

Bisogna stare attenti a non farsi manipolare da informazioni capri espiatori e sopratutto non bisogna essere indifferenti verso un’umanità che chiede aiuto Se i nostri nonni, quando cercavano un futuro all’estero, fossero morti a mare, forse una generazione sarebbe saltata.

  • In genere sentiamo dire: “Io non sono razzista, ma…”. Perché c’è tutto questo odio verso i Rom?

Oggi non abbiamo certezze sul quotidiano, né prospettive sul domani. Il senso di precarietà ci destabilizza e se a questo aggiungiamo il fatto che qualcuno ci dice che gli stranieri sono il male assoluto, perdiamo il senso di humanitas.

 

Fabio Marino

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