Racconti di viaggi

Racconti di viaggi

«Come molti marsigliesi, i racconti di viaggi mi incantavano più dei viaggi stessi. Non mi ci vedevo a prendere un aereo per Città del Messico, Saigon o Buenos Aires. Facevo parte di una generazione per cui i viaggi avevano un significato preciso. Quello dei piroscafi, dei cargo. Della navigazione. Dei tempi imposti dal mare. Dei porti. Della passerella posata sulla banchina, e l’ebbrezza dei nuovi odori, dei visi sconosciuti»

Jean-Claude Izzo

 

Un viaggio è, prima di tutto, il racconto di un viaggio.

Due persone che hanno viaggiato insieme, al ritorno racconteranno esperienze differenti.

C’è chi privilegia la vista del cielo stellato, chi i profumi, chi le voci, chi, ancora, le novità che ha scoperto.

Il racconto è prospettico: si scelgono determinate parole e non altre, si sottolineano alcune emozioni, sensazioni ed ognuno lo fa in maniera personale.

«Nessuno può mettersi nella mia pupilla» diceva José Ortega y Gasset e questa metafora ci fa intuire che cos’è il relativismo prospettico.

Guardare il mondo da una determinata prospettiva, la propria, che non è quella dell’altro e neanche quella di quell’altro ancora, ma è unica.

Si potrebbe pensare che questa distanza, questa quasi minaccia di incomunicabilità, sia negativa, triste, ma invece, a ben guardare, non è altro che una risorsa.

È proprio per la diversità che è bello comunicare, confrontarsi e, quindi, viaggiare.

Se bramassimo l’identico resteremmo sempre a casa.

L’uomo è un animale narrativo, racconta la sua storia, la sua vita, il suo lavoro, la sua missione, i suoi affetti.

Tutto ciò che l’uomo è, viene filtrato e reso all’altro attraverso il linguaggio.

E, di conseguenza, ci rendiamo conto di quanto sia importante usare le parole giuste, non esagerare con gli avverbi di tempo (sempre e mai) ed essere consapevoli che la storia della nostra vita può subire costantemente reinterpretazioni e rivisitazioni.

Capita con i libri, un libro che leggiamo a 15 anni non sembra più lo stesso quando lo rileggiamo a 25-30 anni, stesso discorso vale per i film.

Siamo in continuo mutamento, e lo è pure il tono con cui narriamo, a noi e agli altri, la storia della nostra vita.

L’autore di questo aforisma accenna anche al tempo del viaggio via mare, il tempo della navigazione, tempo che viene imposto dal mare stesso. Le varie tipologie di viaggio caratterizzano in maniera imprescindibile il viaggio stesso e, soprattutto, il viaggiatore.

C’è il viaggiatore che vuole sentire il tempo del viaggio, sotto i piedi o sotto le leghe, e non vuole annullare le distanze usando l’aereo o un treno ad alta velocità.

Sia il passo sia la personalità del mare impongono ai viaggiatori per terra e per mare di vivere il viaggio senza scorciatoie, assaporandolo fino in fondo, senza aver fretta di arrivare a destinazione.

Il viaggio è, per definizione, il percorso da un punto A ad un punto B e non, semplicemente, l’arrivo.

Sperando di avervi messo parecchie idee in circolo vi saluto e vi do appuntamento alla prossima goccia di #Aforismare!

#AlilauroAforismare

 

di Carmen La Rocca #AlilauroAforismare

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