Prevenire è meglio che curare

Il mese di ottobre, come tutti gli anni, è dedicato alla prevenzione e in particolare alla sensibilizzazione sulla prevenzione del cancro al seno (noterete un “nastro rosa” un po’ ovunque). Infatti i dati epidemiologici ci dicono che nelle donne un tumore maligno su tre è al seno, quindi tra i più diffusi nella popolazione femminile, anche se si sta assistendo a un aumento, seppur limitato, tra i maschi.

Un altro dato preoccupante è l’aumento dell’incidenza nelle donne più giovani, sotto i 30 anni d’età, che in passato rappresentavano solo una quota minima. Le conoscenze attuali ci mostrano che il tumore al seno è in realtà una “famiglia” di diversi tumori con comportamento, evoluzione ed epoca di insorgenza molto diversi tra loro. Alcuni risentono moltissimo della “familiarità” (circa il 5-7 per cento delle donne con tumore al seno ha più di un familiare stretto malato), altri no. Alcuni sono formati da cellule con comportamento aggressivo, a crescita veloce e con elevata incidenza di metastasi a distanza, altri no. I tumori regolati dagli ormoni sono quelli che progrediscono lentamente e vengono aggrediti con una terapia che blocca l’attività dell’ormone sulle cellule tumorali.

Trattamenti differenti sono utilizzati per le neoplasie che non dipendono dagli ormoni, tra cui quelle legate ad altri meccanismi di crescita (non ormono-dipendenti, ad esempio i tumori positivi per l’oncoproteina HER 2 e i cosiddetti “triplo negativi”). I trattamenti per combattere la malattia sono diversi a seconda delle varie caratteristiche del tumore, indagate con un approfondito studio molecolare della cellula neoplastica dopo la rimozione chirurgica.

Cosa deve fare una donna per ridurre il rischio di ammalarsi? Prevenzione, ovviamente. Ma cosa significa in pratica?

In primo luogo, preferire stili di vita protettivi, come un’alimentazione tendente ad un alto consumo di frutta e verdura e a un basso consumo di carne. Un eccessivo introito di carboidrati raffinati (ad esempio pane bianco, dolciumi, bevande zuccherate) può condurre ad obesità, che rappresenta un fattore di rischio per il cancro al seno. Altri fattori di rischio sono rappresentati da fumo e alcool. La donna che non affronta una gravidanza ha un rischio lievemente superiore di poter sviluppare un carcinoma della mammella, quindi le gravidanze rappresentano un fattore di protezione.

Secondo, consultare un medico specialista per farsi consigliare gli accertamenti necessari e insegnare l’autopalpazione, PREVENIREuna metodica che tutte le donne dovrebbero eseguire mensilmente per individuare nel proprio seno piccole modifiche da riferire allo specialista. Anche guardarsi allo specchio può aiutare (cambiamenti della cute che ricopre la mammella, rigonfiamenti, striature), così come la spremitura del capezzolo (con eventuale emissione di liquido da analizzare). Una donna in età fertile dovrebbe effettuare l’autopalpazione nei giorni immediatamente successivi al ciclo mestruale, mentre coloro che non lo hanno possono ripeterla mensilmente.

Terzo, effettuare le indagini consigliate dalle società scientifiche, come l’ecografia mammaria, la mammografia, la risonanza magnetica che, a seconda della classe di rischio di ciascuna donna, vengono ripetute ogni anno o due (o semestralmente ove sia necessario), allo scopo di individuare precocemente lesioni anche piccole che necessitino di attenzione o approfondimento diagnostico (agobiopsia, escissione chirurgica, ecc,).

Che impatto ha avuto sull’opinione pubblica la scelta dell’attrice Angelina Jolie di farsi rimuovere chirurgicamente mammelle e ovaie a 37 anni, in quanto portatrice della mutazione dei geni BRCA 1 e 2 responsabili di alcune forme ereditarie di cancro del seno e che aumentano di molto il rischio di sviluppare un cancro al seno o alle ovaie nel corso della vita? Se da un lato è stata criticata dalla comunità scientifica per la sua drasticità e radicalità, anche considerando l’impatto psicologico sull’individuo ed etico sulla comunità, dall’altro ha avuto il merito di accendere un riflettore sull’aspetto “personalizzato” della prevenzione che la donna ha diritto di ricevere in base alla propria storia individuale, familiare e genetica.

Quando il tumore viene diagnosticato all’inizio è curabile e, molto spesso, guaribile. Lo sforzo iniziale è solo quello di rivolgersi a un medico, o a un centro specializzato, per ricevere le giuste informazioni e intraprendere un corretto programma di prevenzione.

Dott. Fabrizio Paolillo Diodati
Medico-Chirurgo
Specialista in Ostetricia e Ginecologia

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