PERCHÉ LE MAFIE STANNO BRUCIANDO L’ITALIA. COSA POSSIAMO FARE NOI?

Perché tutti questi incendi contemporaneamente? Cosa c’è dietro i roghi che in queste settimane stanno colpendo Campania, Sicilia, Calabria, Basilicata, Sardegna, Liguria, Toscana? Che interessi hanno le mafie a devastare ettari ed ettari di terreno?
Una prima ragione risiede nello storico sforzo dei clan criminali di dimostrare la loro capacità di decidere della buona e della cattiva sorte dei nostri territori. Che siano pubblici o privati, per i boschi c’è un decennale divieto di edificazione, per cui risulta subito chiaro l’intento estorsivo da parte delle cosche nei confronti del legislatore che tenta di impedire la speculazione edilizia che cambierebbe la destinazione urbanistica dei terreni.
Un altro motivo è che i terreni arsi diventano immediatamente tombe per ogni genere di rifiuto sversato illecitamente. È il caso del Vesuvio, ma anche di altre zone della Sicilia e della Lombardia, in cui sono state rinvenute tonnellate di rifiuti tossici.
Ancora: dopo una catastrofe c’è sempre bisogno di una ricostruzione. Ed ecco che le mafie sono ancora una volta in prima linea per accaparrarsi, con l’aiuto dei settori deviati delle amministrazioni pubbliche, i fondi regionali ed europei per il rimboschimento e le opere forestali.

Del resto, che quello degli incedi sia un vero e proprio business è fatto accertato dai dati pubblicati nell’ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente. Nel 2016 sono stati 4.635 gli incendi boschivi che hanno visto l’intervento dell’ex Corpo forestale dello Stato e dei corpi regionali. Roghi che hanno distrutto più di 27 mila ettari di aree verdi. Esattamente quanto è stato dato alle fiamme in questo solo avvio di estate 2017. Le persone denunciate, tra piromani, ecocriminali ed ecomafiosi nel 2016 sono state 322, mentre quelle arrestate sono state 14. Le stime complessive fatte dall’ex Corpo forestale sui danni ambientali causati nel 2016 dai roghi ruotano intorno ai 14 milioni mentre i soli costi per l’estinzione sono stati quantificati in circa 8 milioni, per un totale di quasi 22 milioni di euro (fonte Sole24Ore).

In tutto questo manca, come sempre, un massiccio intervento dello Stato e delle forze politiche che restano a guardare inermi, incapaci, inadeguati, divisi, quando non addirittura collusi.

E allora, cosa possiamo fare noi cittadini per contribuire anche solo in parte a salvare la nostra terra?
Possiamo e dobbiamo cercare di trasformare la nostra rabbia e la nostra rassegnazione in azioni propositive, che vanno dalla denuncia degli illeciti al sostegno ai progetti di ricostruzione, dalla presenza vigile sui nostri territori alla partecipazione ad iniziative comunitarie di rimboschimento. È possibile, ad esempio, firmare la petizione #Stopincendi promossa dalla Fondazione UniVerde sulla piattaforma Change.org e diretta al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al Presidente del Senato Pietro Grasso e alla Presidente della Camera Laura Boldrini. Oppure aderire alle tante manifestazioni pubbliche che in questi giorni si stanno organizzando in varie città, o, ancora, iscriversi ai diversi gruppi civici, anche sui social network, che stanno nascendo in queste ore per organizzare azioni mirate dal basso. Ne è un esempio Piantiamo llá, gruppo nato su Facebook in seguito ai devastanti incendi che hanno martoriato il Vesuvio, che si propone di avviare una campagna di crowdfunding per coinvolgere attivamente la cittadinanza nel piantare il germe della rinascita.

Mirella Paolillo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *