Pawternity leave, negli Stati Uniti arriva il congedo per cani e gatti

Aprite un qualsiasi dizionario, sfogliatelo sino alla voce ‘incoerenza’ e vi ritroverete di fronte al dna a stelle e strisce. Stati Uniti d’America, la democrazia più contraddittoria del pianeta. Vita e morte, progresso e conservazione, diritti e restrizioni severe: tutto sotto un’unica bandiera. Un Paese che non riconosce ai propri lavoratori il diritto al congedo parentale (obbligatorio a retribuito in quasi tutti i paesi industrializzati) a meno che il dipendente non sia coperto dal Family and medical leave act che garantisce dodici settimane ogni anno di congedo non pagato applicato unicamente alle lavoratrici a tempo pieno di aziende che hanno almeno 50 dipendenti. Pochissima roba.

Poi improvvisamente dal cilindro salta fuori la «Pawternity leave», la possibilità di potersi assentare dal lavoro per prendersi cura del proprio amico a quattro zampe. Un vero e proprio congedo retribuito dedicato a chi adotta cani e gatti. Un istituto giuridico approvato da Trump e soci (che a onor del vero sta pensando da tempo di istituire un fondo per introdurre il congedo tradizionale retribuito su pressione di sua moglie Ivanka) per togliersi da dosso la reputazione di miliardario arrogante insensibile alla civiltà? No. Piuttosto un provvedimento concesso da alcune aziende di Manhattan particolarmente vicine alla causa animalista. Bene ma non benissimo, direbbe qualcuno.

«Se diamo dei giorni a chi ha un figlio, perché negarli a chi prende un animale? Non vogliamo fare discriminazioni solo perché non sono umani» dichiara al Wall Street Journal Laurel Peppino, capo del personale di mParticle, una nota piattaforma dati. In effetti non sono poche le company che consentono ai propri dipendenti di portare animali domestici sul posto di lavoro. Favoriscono secondo il pensiero comune le famose “good vibes” indispensabili per il benessere dei collaboratori. Un’apertura importante che si spera dia l’abbrivio a un percorso legislativo attento alle donne, agli uomini e alla cura della loro prole, perché quando l’essere umano viene posto in secondo piano allora talune iniziative rischiano di diventare soltanto una macchiettistica operazione di marketing.

 

Fabrizio Brancaccio
(Fonte: Corriere.it)

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