Palestina: quando si arriverà al rush finale?

Shafik Kurtam, leader della Comunità Palestinese Campana ha espresso la sua opinione in merito alla recente decisione di Trump

La questione palestinese, dopo le affermazioni del Presidente Trump, appare sempre più complicata e più incline ad esplodere. La volontà, tenuta in freezer da altri presidenti americani, di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele è stata scongelata da Trump. Il Presidente USA ha infatti soffiato su una brace già di per sé rovente, procurando l’opposizione di moltissimi Stati e sopratutto di quella dei gruppi palestinesi, residenti nell’area medio-orientale e non, che rivendicano il settore Est della città come capitale del loro futuro Stato.

Sperando che gli animi non si infiammino, potremmo osservare che, se fin’ora la polvere è stata messa sotto al tappeto, la mossa del Tycoon americano potrebbe smuovere le acque e dare inizio ad un processo di riconciliazione tra israeliani e palestinesi.

Nel frattempo, un po’ in tutto il mondo, vi sono state e continuano ad esserci manifestazioni di piazza contro la decisione statunitense.

Abbiamo incontrato, lo scorso 22 Dicembre, il leader della comunità palestinese campana, Shafik Kurtam, in occasione del corteo di protesta tenuto a Napoli e ad abbiamo raccolto alcune sue riflessioni, ringraziandolo per la sua disponibilità:

Qual è l’opinione della Comunità Palestinese rispetto alla decisione di Trump su Gerusalemme Capitale?

La Comunità Palestinese è contraria a questo abuso, a questo sopruso. Alla nostra voce si unisce la voce di tutte quelle nazioni che, in un modo o nell’altro, hanno detto di essere contrari alla decisione di Trump. Nello stesso consiglio di sicurezza dell’ONU c’è stata l’unanimità contro questa decisione.

Fa più male la recente decisione dello zio Sam o i tanti insediamenti israeliani che si susseguono costantemente?

Gerusalemme è un luogo simbolico, importante dal punto di vista religioso, ma non è certamente più importante di altri luoghi in cui uomini donne e bambini vengono discriminati e maltrattati.

Che ruolo hanno avuto le varie organizzazioni internazionali dal vostro punto di vista, in un reale processo di pace nella regione?

Fin’ora capofila delle trattative di pace erano gli Stati Uniti d’America, ma con questa decisione ci rendiamo conto che non è più così. Gli USA hanno smesso di esercitare il ruolo di arbitro in favore di quello di giocatore in campo. Le altre nazioni non hanno mai esercitato un ruolo decisivo sui processi di pace, ma adesso ci auguriamo che l’Europa e la Russia facciano valere il loro peso internazionale.

Come si potrebbe arrivare ad una pace condivisa tra la Palestina e Israele?

La soluzione ideale è quella della risoluzione dell’ONU: due popoli, due Stati. I palestinesi stanno aspettando da fin troppo tempo che si realizzi il loro sogno: la costituzione dello Stato libero di Palestina.

Le tante enclave palestinesi, sparse per il mondo, come possono favorire la causa?

Facendo quello che stiamo facendo oggi. La Comunità Palestinese insieme a quella dei musulmani e alle associazioni della società civile napoletana è scesa in piazza per far sentire la propria voce.

I movimenti che partono dal basso sono quelli che servono a far ragionare coloro che sono al potere.

 

Fabio Marino

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *