Palermo: La Giornata Internazionale della Donna in ricordo di Caterina Uzzo

«Cento anni fa, eravamo noi ad emigrare per sottrarci alla fame ed alla povertà, ma nessuna ricchezza è lecita quando si raggiunge calpestando la dignità lavorativa di altri esseri umani».

Il 25 marzo 1911, 38 operaie emigrate italiane perirono nell’incendio della Triangle Shirtwaist Company: 24 siciliane, 2 lucane, 5 pugliesi, 1 campana e di 6 non si conosce ancora oggi il luogo di provenienza. A supporto della richiesta e del lavoro svolto finora dall’Associazione Toponomastica Femminile, è utile quanto realizzato finora nelle cittadine di origine delle ragazze, oltre alle ricerche del libro Camicette  Bianche di Ester Rizzo, prezioso e unico documento italiano che porta alla luce quanto accadde quel tragico 25 marzo.

Caterina Uzzo era nata nel 1889 e, nelle liste di sbarco della Ellis Island, risulta proveniente da Palermo. Partì a bordo della nave Campania, arrivando a New York il 23 febbraio 1909. Con il fratello Carlo e la sorella Giuseppa, raggiunsero insieme il padre Gaspare, emigrato anni prima. Nel 1911, Caterina trovò lavoro alla Triangle, al nono piano della fabbrica di camicette bianche. Quando scoppiò l’incendio, i proprietari, Max Blanck e Isaac Harris, si trovavano al decimo piano. I due avevano l’abitudine di tenere chiusi a chiave gli operai per paura che rubassero e facessero troppe pause. Furono gli unici a mettersi in salvo, lasciando morire le donne e gli uomini rimasti intrappolati. Caterina si gettò da una finestra. Non morì subito ma al Bellevue Hospital ed è sepolta a New York al Calvary Cemetery.

La Uil Sicilia, con il sostegno dell’associazione Toponomastica femminile e del Comune di Palermo, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, donerà alla cittadinanza una scultura in bassorilievo che sarà posta sulla parete dell’Auditorium Stella Maris nel Porto di Palermo, da cui partirono le 24 ragazze siciliane vittime del rogo della Triangle Shirtwaist Company.

Nel 2015 alcuni comuni hanno chiesto ed ottenuto l’autorizzazione prefettizia per intitolare a quelle sfortunate migranti, una via, una piazza o apporre una lapide o una targa commemorativa in luoghi simbolo della città.

 

Houda Sboui

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *