#oradichiederescusa: la campagna di Laura Boldrini a sostegno delle donne

Le favole raccontano sempre di una donna in perenna attesa di un principe azzurro che la salvi. Certo, nella vita di una donna può esserci un uomo, ma ci sono anche moltissime altre cose.

Per questo, lunedì 18 luglio la presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini è stata ospite del programma “Non Stop News” in diretta su RTL 102.5 per il lancio di #oradichiederescusa, la nuova campagna di sensibilizzazione a sostegno delle donne, patrocinata da Montecitorio. Proprio qualche giorno prima la presidente della Camera aveva inaugurato la Sala delle Donne di Montecitorio, proprio perché ancora oggi, nei corridoi della Camera dei Deputati, ci sono esclusivamente busti di uomini, mentre delle donne – nonostante ci siano state ben 21 donne costituenti – non c’è traccia. «Le donne nelle istituzioni sono entrate nel ’46 – ha affermato la presidente – ma se oggi chiedi ad una ragazza  il nome di una di loro, probabilmente avrà problemi a farlo. E questo perché le istituzioni non hanno dato rilievo giusto a queste donne».

Nella Sala delle Donne sono stati posizionati anche numerosi specchi, così che ogni ragazza, specchiandosi, possa immaginare5a885423efc9da2a66a3029f4bf30b0b-kUcF-U430608909773362sH-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443 la carica alla quale potrebbe ambire: con lo studio e l’impegno nulla impedisce loro di arrivare ai vertici delle istituzioni. «Ogni donna deve adoperarsi a rimuovere gli ostacoli che ha incontrato lungo il proprio percorso in quanto donna. A noi delle istituzioni, la responsabilità di tradurre il nostro impegno in azioni concrete a vantaggio delle donne», ha sottolineato ancora la presidente della Camera. Nella campagna promossa dall’emittente radiofonica contro la violenza sulle donne, la Boldrini si sofferma a lungo anche sull’importanza dell’educazione sentimentale e del linguaggio: «Tutti dicono “contadina”, “operaia”, ma si storce il naso quando si parla di “sindaca”, “avvocata”, per non parlare poi di “ministra”, che è quasi un insulto, c’è addirittura chi sostiene che sia una parolaccia! – ironizza – È la Crusca che ci suggerisce di declinare al femminile tutti i ruoli, ma c’è uno zoccolo duro che accetta l’errore grammaticale pur di non ammettere il cambiamento culturale. È molto difficile cambiare linguaggio quando alla base c’è una resistenza culturale».

Suania Acampa

 

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