Novantasette anni fa nasceva Alberto Sordi, inarrivabile interprete del cinema italiano

Quattordici anni fa, ci lasciava Alberto Sordi, uomo e attore dalle eccezionali qualità. Albertone è tra i pilastri del cinema italiano, se non il pilastro. Attraverso i suoi ruoli, le sue smorfie, le sue provocazioni, ha raccontato la storia del nostro paese, la guerra, il boom economico, le incertezze di fine secolo, morali, spirituali, sociali.
Oggi, Alberto Sordi avrebbe compiuto 97 anni e magari si sarebbe fermato, per l’occasione, a raccontare di sé, della sua vita, del suo percorso e del suo grande unico amore, il cinema. Gli inizi, il doppiaggio, il teatro di rivista, e poi il cinema.
«I miei figli sono i miei film» ricordava spesso Sordi, a volte con malinconia, ripensando al fatto di non essere riuscito ad esser padre, anche perché per sua stessa ammissione, ad una certa età, non avrebbe avuto tanto da insegnare ad un figlio. Oggi, probabilmente, avrebbe festeggiato il suo compleanno con l’amata sorella Aurelia, lasciandosi andare ai ricordi. La famiglia, le difficoltà, i primi guadagni, gli amori, e poi, sua madre, probabilmente, l’unica vera donna della sua vita.

Era unico Albertone, immenso nella sua semplicità, quasi per niente divo, riservato, lontano dalla pienezza di sé ed anche dall’arroganza di certi suoi personaggi. Ma in fondo, sapeva di essere diverso dagli altri, di avere qualcosa in più, sin da bambino, quando era solito intrattenere i suoi compagni di scuola con irresistibili spettacoli di burattini, arrangiati alla buona. Magari oggi, emozionato dall’evento, avrebbe invitato fuori casa sua decine e decine di amici, li avrebbe accolti all’uscio con quel sorriso, a tratti indecifrabile e poi, avrebbe chiuso la porta dietro di sé, lasciando tutti di stucco. E magari, seduto sulla sua poltrona, divertito, ripensando ad uno sei suoi più celebri personaggi, avrebbe sussurrato: “Perchè io so io….”.

Paolo Marsico

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