“Non aver paura di essere volgare, semmai di essere noiosa.”

Ritratto di DIANA VREELAND (1903- 1989)

di Valentina Nasso

Una rivoluzionaria, che ha cambiato la storia delle riviste del calibro di Vogue.

Diana VreeLand, giornalista statunitense di origine francese, specializzata nella moda, la cui presenza ha cambiato la storia del settore.

Geniale e stravagante, trascorreva i suoi pomeriggi al Bois de Boulogne, spettatrice del cambiamento nella moda voluto da Poiret, lo stilista che stravolse gli abiti dalla linea dritta di quei tempi eliminando corsetti e curve.

Era aristocratica e amava il tango, ha saputo fotografare egregiamente l’evoluzione di un’epoca di radicale cambiamento come gli anni 60. Bazaar la notò a un ballo al St. Regis e le propose di lavorare per la rivista, dove iniziò ad occuparsi della leggendaria rubrica Why don’t you?

Poco dopo fu redattore capo di Vogue, conferendo alla rivista quel taglio che la contraddistingue ancora oggi.

Diana celebra la nuova donna, e fu la prima a utilizzare le celebrità per le copertine, molte delle quali le devono tanto come Twiggy ,Cher, Lauren Bacall, Lauren Hutton,Angelica Huston, Marisa Berenson, Irving Penn.

Aiutò a crescere Emilio Pucci e Manolo Blahnik, Missoni e Valentino.

“L’eleganza è innata, e non ha niente a che fare con l’essere ben vestiti”amava ripetere.

Aveva la capacità di individuare ciò che le sue lettrici non sapevano ancora di desiderare, sempre un passo avanti rispetto al pubblico,riusciva addirittura a indirizzare l’attività dei redattori per i servizi di moda.

Special Consultant del Metropolitan Museum of Art’s Costume Institute, una vera e propria catalizzatrice di tendenze.

La minigonna, i Beatles avevano cambiato la visione di un decennio. Non erano più le famiglie borghesi alle quali voleva rivolgersi. La gioventù era la sua ispirazione e la nuova donna era la sua lettrice più irriverente. Per la prima volta la moda veniva dalla strada, ma Diana Vreeland amava stare sempre un passo in avanti rispetto al pubblico. Prima della partenza dei redattori per i servizi di moda  era solita affermare: “Esagerate e se non trovate quello che vi ho chiesto allora inventatelo”.

 

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