MALDIVE, UN VIAGGIO IN PARADISO

IN VIAGGIO CON APPLE di Melania Bifaro

Se guardo indietro al mio viaggio alle Maldive, mi vedo in un unico modo: abbandonata completamente alle onde del mare, in un posto lontano dal mondo dove chiunque sarebbe felice.

Le Maldive, 200 atolli nell’Oceano Indiano disegnati dalla mano di un pittore, la bellezza per eccellenza, l’essenza assoluta del mare.

La vacanza senza pensieri che sognavo, il viaggio dentro di me che volevo, dove il tempo scorre lento scandito dai ritmi del sole e della luna.

Io, questo paradiso, l’ho vissuto in barca, assaporando una delle esperienze più autentiche della mia vita. Un lusso esclusivo, quello vero – per il corpo e per la mente – che non avrei immaginato nemmeno nei miei sogni più lontani…

Svegliarsi all’alba e ritrovarsi in mezzo al mare, nel silenzio – a contemplare la bellezza semplice e straordinaria della sabbia bianca che emerge dal mare più turchese che c’è, un’infinità di pesci e di coralli a fior d’acqua – davvero non ha prezzo.

E non ha prezzo il fascino naturale di questi luoghi perché, se non lo sapete, ancora oggi affiorano isolotti sconosciuti che non hanno un nome, che non sono segnati sulle mappe e che forse, una volta lì, vedremo noi per primi.

Una settimana in mare, alle Maldive, equivale ad un mese a terra.

La vita in barca regala la pienezza di ogni cosa, dall’alba al tramonto, con il vento tra i capelli, il fragore delle onde, l’odore del mare. 

Da Malè, con un dhoni, sono giunta in un minuscolo porticciolo commerciale vicino all’aeroporto, sono salita sul mio yatch e sono partita alla scoperta dell’Eden.

Ricordo perfettamente il rumore dell’acqua mentre la barca scivolava lenta e leggera lasciandosi alle spalle i frastuoni della capitale. Dal mare saliva un’aria calda indescrivibile che accarezzava la pelle e il primo bagno, al tramonto, in un’acqua incredibilmente calda, su un banco di sabbia e qualche corallo venuti a galla con la bassa marea, è uno dei pensieri più belli che mi porto dentro.

South Malé e Felidhoo, gli unici due atolli nei quali ho navigato, sono perle meravigliose.

Sono il mondo che fa sognare. E me lo porto dietro, nella testa e nel cuore, il pensiero di essermi svegliata ogni giorno all’alba quando la barca riprendeva il suo viaggio, di essermi tuffata alle 7 del mattino tra i coralli viola, verde tiffany e azzurri di Anbara Island – uno dei posti più belli di sempre, di quelli che non c’è spazio per le parole e che ti ripeti… Dio il paradiso lo ha creato davvero e io adesso ci sono dentro!– di ritrovarmi a contemplare i delfini che giocavano intorno alla barca, di nuotare veloce verso riva all’arrivo degli squalotti, di incantarmi sui reef come un pesciolino smarrito in un acquario, di accarezzare una bellissima tartaruga …

E poi, i villaggi di Rakeedhoo e di Gulhi, dove ci siamo fermati a prendere l’acqua e a familiarizzare con i bambini del posto, le cene di notte sotto le stelle nell’isolotto di Vashugiri con il pesce fresco pescato durante il giorno, e l’ultimo giorno alla scoperta di Male, la capitale, con la sua moschea, il mercato del pesce e quello della frutta, la via dello shopping e il porticciolo dei pescatori. E quel sorriso unico, accogliente, gentile, della gente del posto che ti scalda il cuore molto di più del sole che ti brucia la pelle.

Qui vive solo l’essenziale.

Niente pensieri, niente cellulari, nessuna notizia dal mondo.

Se avete bisogno di ritrovarvi, via le scarpe e piedi liberi: il paradiso è qui!

 

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