Mai arrendersi: l’assioma della vita

Gli occhi di Angela esprimono un amore viscerale per la vita che, nell’avversità, si è fortificato ed è stata la carta vincente nella partita contro la malattia.

Cancro: parola che a tutti fa paura.

Molti non osano neppure pronunciarla tanto che al suo posto si usano termini alternativi come quella cosa, una brutta malattia o il male del secolo. Fortunatamente oggi, rispetto al passato, in questo campo sono stati fatti progressi straordinari che hanno diminuito la mortalità in maniera impressionante.

Angela V., una bella ragazza di 26 anni, ha affrontato la sua malattia senza abbattersi e senza commiserarsi, trovando una forza interiore che l’ha aiutata a superare un periodo difficile e a guardare al suo futuro con ottimismo.

La sua storia può dare coraggio e speranza a tutte quelle persone che oggi si trovano a fronteggiare paure, ansie e dubbi che assalgono chiunque riceva una diagnosi avversa. «Quando mi lessero la diagnosi, linfoma di Hodgkin, mi sentii cadere il mondo addosso. Mi sentivo così intontita da pensare solo alla caduta di capelli e ad un’eventuale trasformazione del mio corpo. Ma, messa a fuoco la situazione, avrei voluto piangere, gridare che quella realtà non mi apparteneva. Fu questione di attimi, forse di ore, forse di giorni. Non lo so. So soltanto che per uscire da quell’incubo dovevo trovare un rimedio per combattere i miei diavoli. Mi sono aggrappata all’amore della mia famiglia, alla professionalità della magnifica equipe ematologica del nuovo Policlinico di Napoli, guidata da Professor Marco Picardi, angeli che mi hanno preso per mano e mi hanno salvata.

Ma sopratutto mi sono aggrappata alla vita. Con l’aiuto di una parrucca, di vestiti nuovi e trucco, non ho rinunciato a sentirmi donna. Con l’aiuto del lavoro, che praticavo anche con sofferenza, non ho rinunciato alla mia indipendenza.»

Non tutti quelli che riescono a guarire affrontano il “dopo” nello stesso modo. C’è chi vuole dimenticare quell’incubo, c’è chi cade in depressione e c’è finalmente chi da quell’esperienza impara a cogliere la bellezza della vita. «Prima di ammalarmi anche i piccoli intoppi mi sembravano problemi, ma adesso capisco che sbagliavo. Oggi vivo la mia vita con consapevolezza cercando di goderla appieno perché è una e non bisogna sprecarla alla ricerca di una felicità effimera».

 

Fabio Marino

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