Chi l’ha detto che siamo “solo cartoni”?

Siamo a Tokyo e una casalinga si rilassa guardando un programma tv.

È l’ora di “Beautiful”? Molto più probabilmente è l’ora di “Nana”, la famosissima storia di una rocker, tratta dall’omonimo manga di Ai Yazawa.

Un cartone animato? Sarebbe riduttivo… In Giappone, dagli anni ’60 ad oggi, gli Anime hanno rappresentato ciò che in Occidente sono le serie TV: un intrattenimento mirato, differenziato per ogni tipo di pubblico.

Il segreto del successo degli anime, da animēshon, traslitterazione dell’inglese animation ‘animazione’ nasce dalla grande diffusione dei fumetti giapponesi, i manga.

Dopo i primi anni legati ai ‘robottoni spaziali’ di Tetsuwan Atom (Astro Boy) e alle opere dell’amatissimo Gō Nagai (Mazinga, Devilman), negli anni ’70, arriva il vero boom. Da cugina povera della Disney, status dimostrato dai fotogrammi statici di molte produzioni dei primi periodi, l’animazione giapponese trova una propria dimensione attraverso l’Home Video e la diffusione degli OAV – Original Anime Video.

Tra i maggiori punti di forza, la capacità di raccontare ogni genere di storie, cambiando a seconda delle tematiche trattate e del pubblico a cui il prodotto è destinato. La specifica demografica divide gli anime per età: Kodomo (per bambini fino ai 10 anni), Shōjo (per ragazze dai 10 ai 18), Shōnen (per ragazzi dai 10 ai 18 anni), Seinen (per un pubblico maschile dai 18 anni in su) e Josei o Rēdisu (per un pubblico femminile dai 18 anni in su). Ad ognuno appartengono diversi sottogeneri: tra i più famosi i Mahō shōjo, storie di ragazze con poteri magici – ricordate Ransie la Strega, L’Incantevole Creamy e Sailor Moon (sentai mono, dedicati alle eroine)? -, i MechaGundam, Daitarn 3 e Neon Genesis Evangelin – e gli Hentai, gli anime pornografici, che appartengono alla categoria dei Seinen, come gli Yaoi e Yuri, storie erotiche omosessuali.

Il primo Anime ad arrivare in Italia è stato Barbapapà, trasmesso nel 1976 da Rai 2, allora Rete 2. L’animazione giapponese ha invaso poi le reti private, fino a una battuta d’arresto negli anni ’80 quando l’opinione pubblica ha iniziato a demonizzare le anime, cancellandoli dalla programmazione e censurandoli. Una barriera fortunatamente abbattuta da reti come MTV e dal mercato dvd video e, infine, da Internet che ha permesso agli amanti del genere in Italia di vedere serie fa sub, inedite con sottotitoli creati da appassionati. Ultima frontiera del mercato è il cinema, che propone eventi speciali con film d’animazione in sala per pochi giorni che registrano il tutto esaurito. Ne è un felice esempio “Your Nome” del 2017.

Curiosità: al genere anime appartengono anche le opere dello Studio Ghibli e del grande Haya Miyazaki, Orso d’Oro a Berlino nel 2002 e Oscar come miglior film d’animazione nel 2003 per “La città incantata”. Per molti questo film d’animazione, che ha da poco compiuto 15 anni dall’uscita nelle sale, rappresenta uno dei migliori di tutti i tempi.

 

Emma Di Lorenzo

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