JACK E LE TELEFONATE A COSTO ZERO – 4 Puntata

Dovevo nuovamente trovare casa, e così mi trasferii da solo ad Alexandria. Di quel posto ricordo solo che la sera andavo a fare il bucato giù nello scantinato, e avevo una gran paura perché non si sentiva nulla, solo il rumore della lavatrice, immaginavo come in un film horror che qualcuno potesse entrare con un coltello in mano da un momento all’altro.

Per fortuna restò tutto una pura immaginazione

Da lì a poco mi trasferì nuovamente, stavolta in una villetta vicino Washington. Era una bellissima classica casa americana in legno, con il prato avanti e dietro, e un grande salone al piano rialzato con sala da pranzo, cucina e bagno, Una casa grande, perché non ero solo. C’era la mia neo fidanzata e due dottoresse ricercatrici di Roma. In pratica ero il coccolato della casa.
Io dormivo nel locale sottostante, loro tre al piano superiore, ciascuna in una stanza. Mi affidarono due compiti: potare l’erba del prato come quello dei vicini e buttare la spazzatura. Per il resto a cucinare ci pensavano loro. Io, in compenso, pensavo a mangiare. Ricordo che era un quartiere residenziale tutto composto da ville, davanti ciascuna delle quali c’era una bandiera americana. Io piantai invece un palo con la bandiera italiana. Mi “impossessai” del garage, e lì passavo gran parte della mia giornata. Sembrava tutto tranne che un garage. Stereo e luci facevano da contorno alla mia 883, e lì ogni giorno modificavo qualcosa, soprattutto le cromature. All’epoca era facile acquistare i ricambi Harley, e avevo un catalogo dal quale potevo scegliere di tutto. Di sera andavo in giro per la città con gli amici.

Tutto procedeva al meglio: unico maschio della casa, coccolato da tutte, fidanzato, e con la mia Harley sempre pronta alla partenza. Avevo anche trovato un accordo con i due figli dei vicini per farmi potare l’erba: bastava portare una birra a ciascuno di loro con una risata e il gioco era fatto. Entrambi, tra l’altro, avevano una moto: il primo una Harley e il secondo una vecchia Honda modificata. L’unico problema da risolvere era il costo delle telefonate in Italia, davvero troppo alto! All’inizio chiamavo addebitando il costo della chiamata ai miei genitori, poi una sera all’improvviso mentre ero in garage un mio amico mi chiamò sul cordless chiedendomi di raggiungerlo in un posto, e mentre camminavo mi resi conto che quando passavo davanti alle altre abitazioni il telefono continuava a funzionare. E così compresi che potevo agganciarmi sulla linea delle altre proprietà per cui ogni sera verso mezzanotte, quando in Italia era pomeriggio, prendevo la moto e mi facevo il giro del quartiere. Appena sentivo la linea mi fermavo e telefonavo. Solo una volta, mentre parlavo a telefono con i miei genitori in Italia, sentii una persona che iniziò a chiedere chi fossi. Evidentemente era il proprietario dell’abitazione alla quale mi ero agganciato che aveva sentito gli scatti del numero o comunque aveva alzato la cornetta. Se fosse uscito di casa mi avrebbe scoperto, per cui iniziai a parlare italiano facendogli credere che era una interferenza, e per fortuna riattaccò.
Il viaggio più lungo con la mia Harley Davidson fu ad Atlanta, in Georgia, dove abitava la mia fidanzata, 1025 kilometri “sentiti” tutti, ad uno ad uno, una strada che non finiva più, con nulla a sinistra e nulla a destra. Il mio serbatoio era piccolo, e dovevo quindi stare molto attento a fermarmi in tempo. Anche se mi ero fatto comunque una media di miglia che sarei riuscito a fare.
Il sogno americano fini dopo circa due anni, per una serie di ragioni. La prima era che avrei dovuto fare alcuni esami all’università italiana alla quale ero iscritto, per ottenere il rinvio militare. La seconda, che mio fratello si sarebbe dovuto sposare, ed essendo io anche il testimone… dovevo per forza esserci.
Il terzo motivo? Era venuto il momento di lavorare.
È così ero pronto per il ritorno, con tanto dispiacere di dover lasciare la fidanzata e gli amici con i quali avevo condiviso tanto tempo insieme. La cosa più grave? Fui costretto a vendere la mia Harley in quanto, al di là dei notevoli costi per la spedizione che avrei dovuto sostenere, ero anche sicuro che in Italia non avrei mai potuto “viverla” nello stesso stile di vita.
È così feci le valigie, “mettendoci dentro” tutti i miei due anni americani, tra i quali anche un fucile a piombini, un telefono portatile, un cordless, uno stereo, e altre cose che non ricordo.
Come benvenuto in Italia, alla dogana mi chiesero se avevo qualcosa da dichiarare. Risposi “nulla” perché “nulla” pensai di dover dire, mi fecero passare, ed entrai in macchina con i miei genitori venuti a prendermi direzione Napoli. Mentre stavamo per imboccare l’autostrada ci fermò la Finanza, che ci chiese di aprire le valigie e finì con il sequestrarci tante cose contestandomi la mancata dichiarazione, con una multa di oltre un milione di Lire.
Il giorno dopo finalmente a Napoli.
Il mio pensiero però non abbandonava la voglia di andare in moto sulla mia Harley. E quindi, detto fatto, cercai il primo concessionario Harley che però non c’era ancora (avrebbe aperto l’anno dopo, nel 1992). Al Vomero – mi sembra da CorvoMoto – trovai però una Harley Davidson 883 sportster del 1991 nera brillante, d’importazione parallela.
Soddisfatto e contento contattai gli amici americani , e mi feci spedire i cataloghi dai quali potevo acquistare pezzi originali Harley! Dopo un po’ conobbi Fabiana Barbaro, anche lei aveva una 883, e mi informò che anche a Napoli – ai Camaldoli – era stata finalmente aperta una concessionaria Harley Davidson. Ci andammo insieme, perché entrambi volevamo personalizzarla, e lì conobbi per la prima volta Vittorio Arcione, titolare della Number One, che ci presentò un aerografista al quale commissionammo le grafiche delle bandiere americane. Fabiana si fece realizzare il serbatoio a stelle e strisce, io il
serbatoio blu a stelle e paraurti e parafanghi a strisce rosse e bianche. Non uscivamo spesso insieme con le moto, ma quando ci incontravamo era divertimento puro.

Fabiana – allora ragazza oggi donna vulcanica – è stata una delle prime ragazze che abbia visto guidare una Harley Davidson 883 a Napoli, e nel 1991 le Harley davidson a Napoli si potevano contare sul palmo di una mano. Bionda, sempre abbronzata, solare, sempre sorridente ma nello stesso tempo forte nonostante la giovane età, Fabiana è un personaggio stravagante per il suo essere vestita sempre in modo particolare che ha sempre sposato alla perfezione il mondo Harley! Anche se negli anni ha trascurato la passione della moto, la “follia stravagante” è rimasta in lei, tanto che una sera la vidi in Tv come protagonista di “Donna Avventura”, ora che si occupa dell’azienda di famiglia.
Nel frattempo ero stato inserito nell’azienda di famiglia a lavorare .
E molte cose cambiarono.

Continua…

LE STORIE DI JACK: IO E IL MONDO DEI BIKERS – 1A PUNTATA

LE STORIE DI JACK: IO E IL MONDO DEI BIKERS- 2A PUNTATA

HALLOWEEN VERSIONE JACK: “BACIO O SCHERZETTO?” – 3A PUNTATA

Lascia un commento