IN VIAGGIO CON UN NEONATO

Scordatevi di viaggiare leggeri, ma non scordatevi di viaggiare

C’è stato un tempo in cui, come chissà quanti di voi, ho girato il mondo con uno zainetto sulle spalle e nulla più.

Paesi amici, continenti diversissimi da tutti gli schemi a cui pensavo di essere abituato. Ma schemi ed abitudini, si sa, sono fatti per saltare. E a farli saltare ci ha pensato lui: Laerte.

Mia moglie ed io eravamo reduci da 4 lunghi anni trascorsi in un Venezuela in frantumi, tra criminalità e crisi economica. Ma su una cosa sembravamo aver trovato un accordo senza che nessuno dei due avesse dovuto neanche aprire bocca: mai un figlio quaggiù. E così, quasi al termine della nostra strampalata avventura, abbiamo portato il nostro bel pancione in patria.

La nostra società vive i nostri pargoli quasi come un ostacolo. Per chi ama viaggiare, poi, sembra essere l’inizio di un incubo. E invece Laerte a due mesi e mezzo ci ha seguiti a Manhattan, dove io e la mia metà abbiamo iniziato una nuova avventura professionale. La giungla verticale di acciaio e vetro lo ha avvolto ed accompagnato prima ancora che fosse in grado di muovere i suoi primi passi. E tante altre giungle, stavolta verdi ed autentiche, lo hanno ospitato in occasione dei miei reportage. Imbragato al mio petto o tra le braccia pazienti della mamma, nostro figlio era lì, con noi.

A tutti quelli che come me sognano di esplorare ogni angolo della propria fantasia, di poter ammirare da vicino le bellezze che questa vita e questa Terra hanno da regalarci ad ogni metro del nostro percorso, io lascio uno stringato ma potentissimo “sì, è possibile eccome”.

Con un carico di creme, cremine, passeggini, salviette, pannolini e chi più ne ha più ne metta. E non è soltanto possibile: è meraviglioso.

 

Luca Marfé

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