IL CORAGGIO È DI CHI HA PAURA

12 #cancelletti per raccontare la storia e la vita di Deborah De Luca, dj e producer famosa in tutto il mondo. Nata a Scampia e arrivata ovunque, da New York fino in Colombia

Nata a Napoli, zona Scampia, è oggi cittadina del mondo. Difficile inquadrarla in un luogo, figuriamoci in un’intervista. Bella ma soprattutto brava: è Deborah De Luca, dj e producer richiesta ovunque: dai club di New York fino a quelli della Colombia. Una musica, la sua, fatta di dischi techno e suoni minimal, di passione e contaminazioni, che l’ha resa punto di riferimento della discografia mondiale e dei social, dove è seguita da oltre un milione di persone.

Io la incontro nel suo tempo. Una chiacchierata di notte, quando la città dorme e tutto sembra più onesto, più autentico. Una conversazione intensa che mi ha aiutato a capire la differenza tra chi fa semplicemente bene il suo lavoro e chi è un’artista: l’umanità.

E Deborah è un’artista perché, oltre a suonare a livelli altissimi, ha una profonda umanità. Ma faccio parlare lei, i miei hashtag e la sua storia.

Pronti, Hashtag, via!

#andataeritorno

«Una partenza non è mai definitiva. Tutti i viaggi sono sempre di ritorno. Quando ero piccola ho sofferto molto la partenza verso il nord (Deborah giovanissima si trasferì al nord con la famiglia, ndr). Sono nata in una città di mare e mi mancava. Ho sempre saputo che prima o poi sarei tornata a Napoli. Il mio viaggio è stato un viaggio di ritorno».

#esordi

«Il mio primo lavoro era in un discount. La mattina, alle sei, scartonavo birre e detersivi. Poi ho fatto la cameriera, la barista, la ballerina. Ma è proprio mentre lavoravo nel discount, che in un giorno qualunque, mi è stata fatta la prima proposta per lavorare in un locale come cameriera».

#tatuaggioanima

«Ho un tatuaggio con un cuore e dentro il Vesuvio (il tatuaggio è sull’avambraccio destro, ndr). Sotto c’è la scritta Anima. Anima è la canzone di Pino Daniele e quel segno sulla mia pelle racconta della chiusura di una storia, un amore importante. La prima strofa della canzone fa così: “Tutte le volte che parlo di te, mi manca il fiato e non so cos’è”».

#pregiudizio

«Il pregiudizio non morirà mai. Ma quello che fa più male è il pregiudizio delle donne che parte delle donne. Leggere sui social offese sessiste, o su Facebook commenti pesanti a ragazze solo perché sono solo un po’ più scoperte, e scoprire, poi, che a farlo sono le donne, mi dispiace molto. Come se la libertà di essere sé stesse fosse una colpa. Credo che i pregiudizi partano molto spesso dalle donne e poi gli uomini gli vadano dietro».

#mare

«La mia casa è sulla spiaggia, e questa cosa la dice lunga su cosa rappresenti per me il mare».

#evasione

«Non ho bisogno di andare lontano. Di viaggiare. È un momento della mia vita che per evadere sto a casa mia, con i mei cani, nella mia città, con le mie cose».

#limiti

«Io ho paura di volare e prendo quattro aerei a settimana. Il coraggio è di chi ha paura, altrimenti che coraggio è. Se conosci i tuoi limiti, hai vinto».

#notte

«Non mi ricordo se all’asilo o in prima elementare, alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?”, io risposi che non sapevo ancora cosa avrei fatto da grande ma qualunque cosa, l’avrei fatta di notte».

#domani

«Vengo da una famiglia non ricca, che ha avuto tanto bisogno di me, da sempre. Ho sempre dovuto pensare al mio e al loro futuro. Non domani, ma un futuro lontano. Quindi devo essere capace di potere assicurare una pensione, una vecchiaia serena a me e alla mia famiglia. L’Italia non ti permette di invecchiare ed è per questo che devi organizzarti. Ma se non avessi avuto la mia famiglia, forse, mi sarebbe mancata la determinazione e la forza di fare sempre meglio e sempre di più. Lo facevo anche per loro. Forse, se non ci fossero stati loro, avrei pensato meno alla carriera, e probabilmente starei su una spiaggia tropicale guadagnando il minimo indispensabile per vivere alla giornata».

Ora tocca a Deborah decidere i cancelletti, gli hashtag, i tre concetti che possano descriverla meglio.

#consapevole

«Essere consapevole dei miei limiti ti permette di scegliere i traguardi giusti».

#fortedebole

«Piango per molte cose: un matrimonio, un cane. Mi commuovo da sola. Ma non per debolezza, assorbo il dolore degli altri».

#riconoscente

«Una parte di quello che guadagno è destinata a persone meno fortunate, persone che conosco e non, storie che mi raccontano oppure che scopro su internet o in televisione.

Persone e non associazioni. L’ho sempre fatto, anche quando ero più giovane, chiaramente in rapporto a quanto guadagnavo. Non è generosità, è semplicemente essere riconoscente alla vita e credo dovrebbero farlo tutti».

 

Giovanni Salzano

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