Halloween versione Jack: “bacio o scherzetto?” – 3a puntata

Eccoci qui alla terza puntata del nostro racconto… dopo avere ottenuto la patente americana, aver comprato la mia prima HD 883 sportster di colore nero ed essere stato “cacciato” di casa per avere rotto una rosa e aver poi trovato una nuova abitazione… eccoci giunti ad Halloween

Usanza americana vuole che i bambini vadano in ogni casa facendo la classica domanda “dolcetto o scherzetto?”. Ricordo che Miss Bitondo uscendo di casa per andare a cena con il marito mi diede un cestino pieno di caramelle e frutta, dicendomi che quando i bambini avrebbero bussato alla porta avrei dovuto dar loro le caramelle. La guardai pensando che mi stesse prendesse in giro, invece era proprio così! Mi sedetti sulle scale di fronte alla porta di vetro con la tendina bianca dove si intravvedevano solo le ombre delle persone, classica delle abitazioni americane.

Verso sera i bambini iniziarono a bussare alla porta, e alla domanda “dolcetto o scherzetto?” rispondevo sempre “dolcetto”, perché avevo paura di cosa poteva capitarmi se avessi risposto “scherzetto”.

Alle spalle dei bambini c’erano sempre i genitori, in alcuni casi anch’essi truccati per Halloween. Solo che alcuni avevano mazze da baseball e altri oggetti simili, quindi… la tentazione passava subito. Il campanello suonava in continuazione, neanche il tempo di ritornare a sedermi che squillava di nuovo.

Appena finirono le caramelle mi truccai da scheletro e partii in giro con gli altri amici per le strade di Washington. Il nostro “dolcetto e scherzetto” era diverso. Riempimmo dei palloncini con della polvere bianca e  fermavamo le ragazze cheidendo “bacio o scherzetto?”. Solo la prima accettò lo scherzetto, e fu riempita di bianco. Molte delle altre che preferirono il bacio addirittura vennero con noi in moto e la serata divenne così decisamente più piacevole e interessante, anche se continuammo solo con gli scherzetti!

Eravamo in otto, vestiti di nero con il volto truccato e il rumore delle moto in sottofondo. Tutto ciò rendeva l’atmosfera divertente, anche perché Halloween è una festa molto sentita e partecipata in America con locali allestiti a tema, strade piene di personaggi mostruosi, bambini che corrono avanti e indietro suonando i campanelli. Anche tra i motociclisti c’era molta competizione per quanto riguarda travestimenti e trucco, ma anche molto rispetto.

E così passo anche Halloween, lasciandomi però una curiosità: perché i genitori – vestiti per Halloween o meno – guardavano da lontano i propri figli nel bussare le case per il tradizionale “dolcetto o scherzetto?”. Lo chiesi Il giorno dopo alla mia coinquilina e lei mi spiego che l’anno prima qualche maniaco aveva messo lamette da barba nella frutta data ai bambini.
Quella chiacchierata fu l’occasione per iniziare a fare amicizia con la mia altissima (1,95!!!!) coinquilina austro-americana proveniente da Atlanta, in Georgia. E lì fu’ Napoli, come si dice. Perché dopo solo un paio di giorni mi fidanzai.

La cosa non andò giù soprattutto a due persone: un arabo che le faceva la corte, che mi provocò chiedendomi con chi ero uscito la sera prima. Io gli risposi, come si fa scherzosamente in Italia, di essere uscito con la sorella. Lo vidi all’improvviso, “di bianco vestito” fino alla testa con la barbetta nera classica degli arabi saltarmi addosso. Nemmeno il tempo di farlo che eravamo già stati divisi dai poliziotti, che per mia fortuna capirono subito come erano andate le cose e mi lasciarono andare.

L’altra persona non contenta del mio fidanzamento fu la proprietaria di casa. E così… dovetti nuovamente cercare un altro alloggio.

Ma questa è una storia che vi racconterò nella prossima puntata…

Continua…

Jack

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