Giovanni d’Antonio: in giro per il mondo io dico MIAMO

Si sveglia ogni giorno alle 6 e, quasi ogni giorno, dopo un’ora o due salta su un treno. Appena può torna nella sua Napoli, dove si trova il quartier generale di Medspa, azienda che produce Miamo e Nutraiuvens, conosciuti nel mondo come potenti alleati dell’organismo per la cura della pelle. Storia di un sogno che è diventato impresa. E di un sognatore che dorme poco.

Gli amici di Milano, Londra, New York, lo prendono in giro: «Sei l’unico napoletano in piedi alle sei del mattino». Pochi sanno, forse, che alle 6 del mattino probabilmente Giovanni d’Antonio è già alla decima email evasa ed ha già inforcato le scarpe da ginnastica, pronto per un’ora di attività fisica. Ovunque si trovi, ovunque si svegli, la sua routine nelle prime ore del mattino è identica: «Serve ad avere punti fermi – spiega a noi di #3D Magazine –, a non perdere la bussola. Per me il risveglio muscolare è il miglior booster per mettere a fuoco gli obiettivi della giornata. Segue una doccia calda, con 30 secondi di getto gelido. E la giornata parte con la giusta benzina. Me l’ha insegnato mia sorella Camilla». Camilla, sua sorella minore, è l’anima scientifica di Medspa, fondata insieme alla madre, restituendo se stesso all’attività di famiglia nel mondo delle farmacie.

Un percorso accademico che sembrava tracciare (e in parte è ancora così) una strada inevitabile nel mondo dell’economia e della finanza, fino a quando non è nata Miamo. Figlio di un noto chirurgo plastico, Camillo d’Antonio, e di Elena Aceto di Capriglia, farmacista e fratello di Camilla, membro della Società Americana Anti Age, Giovanni – che ha una laurea alla Bocconi e due master – ha lavorato in contesti prestigiosi come imprenditore, advisor, lettore. Ma è con una felice intuizione che oggi è fiero dell’ottanta per cento del suo tempo investito negli ultimi anni in quella che grazie a lui è divenuta un’impresa di famiglia conosciuta nel mondo.

Come è nata Miamo?

«Come tutte le cose di successo, posso affermare che apparentemente è nata per caso. Miamo è un brand di cosmeceutica per tutte le fasi della vita della pelle. Mia sorella è una farmacista, come mia madre, e si è specializzata con studi internazionali in anti-age. Io ho studiato economia e management. Siamo una famiglia molto unita e da sempre abbiamo l’abitudine di parlare tutti insieme, ognuno delle proprie cose, confrontandoci come in una tavola rotonda dove vengono fuori idee. Da una chiacchierata più approfondita, abbiamo capito che il mio spirito imprenditoriale, la mia capacità di pianificare e promuovere, unito alle conoscenze scientifiche di mia sorella e all’esperienza di mio padre e mia madre, avrebbero potuto far nascere qualcosa di straordinario».

In un mondo fatto di aziende dove è difficile individuare un’anima, voi avete più anime che convivono e dialogano. Qual è il segreto di un’intesa che dalla famiglia si sposta al business?

«Il rispetto. Questo ci è stato insegnato dai nostri genitori che rimangono i modelli di riferimento più forti. Rispetto anzitutto dei ruoli: nessuno prevarica l’altro. Possiamo avere a volte idee differenti, ma c’è la stima profonda e la consapevolezza del significato di ognuno di noi e dei nostri collaboratori nella visione d’insieme della nostra azienda».

Dopo Miamo è nata Nutraiuvens. Una costola?

«Ci è sembrato giusto ragionare come ragiona l’organismo. A ciò che diamo alla nostra pelle dall’esterno attraverso sieri, creme, maschere, prodotti per la detersione e per la cura delle patologie della pelle, o anti age, abbiamo associato delle linee di integratori per completarne gli effetti».

Vivi molto a Milano, Roma, e sei sempre in viaggio nelle capitali del mondo, ma la tua base rimane Napoli. Scelta logisticamente forse poco strategica. Come la spieghi?

«Napoli è energia, salute e, per quanto mi riguarda, famiglia. Se da una parte è un sacrificio vivere sempre con una valigia – perché, per esempio, se vivessi a Milano i collegamenti sarebbero più facili – dall’altro è vero che per me Napoli è culla di idee, è radice. Le città e l’influenza di una cultura internazionale sicuramente hanno un ruolo, ma mentirei se dicessi che le idee più vincenti non sono nate qua».

Come vedi il futuro di Miamo tra 10 anni?

«Quando io e mia sorella pensiamo alla nostra azienda, siamo sempre orientati verso i nostri clienti. Quindi ti dico come vediamo loro: magari con 10 anni di più sulle spalle, ma con 10 anni in meno sul volto!».

Gabriella Galbiati

 

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