Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, quali obiettivi?

Un fisiologico e salutare percorso di crescita vorrebbe i bambini protetti dai rispettivi nuclei familiari e formati da un sistema scolastico attento alle loro delicate fasi di crescita.

Un bambino istruito è un bambino migliore, un futuro adulto consapevole, un essere umano in grado di apportare un contributo rilevante nella società in cui vive. Non è sempre così. Nelle regioni più povere del pianeta i bambini diventano sovente mezzi per raggiungere un guadagno, tenere macchinette di turpe lucro. Strappati alle famiglie (o ceduti dalle stesse a causa di situazioni di estrema povertà) per utilizzarli in fabbriche sotto il comando di ‘caporali’ senza scrupoli.

L’UNICEF stima che 150 milioni di bambini in tutto il mondo tra i 5 e i 14 anni siano coinvolti nel lavoro minorile, che è al tempo stesso causa e conseguenza della povertà e compromette l’istruzione e la sicurezza dei bambini. Proprio in virtù di tale scenario oggi, lunedì 12 giugno, si celebra l’undicesima Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, un grido di aiuto rivolto ai governanti e alle istituzioni dei Paesi coinvolti.

I dati più recenti indicano un peggioramento nella zona dell’Africa subsahariana con 1 bambino su 4 coinvolto nel lavoro minorile (la percentuale più alta al mondo) rispetto ad 1 su 8 in Asia e nella regione del Pacifico e al rapporto 1 su 10 in America Latina e nei Caraibi.

L’obiettivo della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile è far sì che venga stabilita un’età minima per l’ingresso nel mondo del lavoro: 15 anni, normalmente, oppure 14 nei paesi particolarmente poveri. Quest’anno poi l’accento è stato posto anche sul tema “istruzione”: ci si batterà per spingere tutti i Paesi a mettere in pratica interventi per l’istruzione gratuita, obbligatoria e di qualità per tutti i bambini, perlomeno fino all’età minima per poter cominciare a lavorare. Una sana azione di lobbying per la formazione dei più piccoli e un adeguato trattamento retributivo per gli insegnanti. Una giornata speciale, insomma, che volgerà lo sguardo verso la concreta attuazione dei principi fondamentali stabiliti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (Convention on the Rights of the Child), approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989. Uno strumento creato armonizzando differenti esperienze culturali e giuridiche, la Convenzione ha enunciato per la prima volta, in forma coerente, i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo. Una nobile ‘carta’ che tale rimarrà se i Paesi impegnati nella ratifica di tale intesa non andranno oltre le promesse tutelando concretamente chi ha il sacrosanto diritto di vivere la propria fanciullezza senza sfruttamenti di sorta.

 

Fabrizio Brancaccio

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