Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2017

Come è cambiata l’informazione

Domenica 28 maggio 2017 si celebra la 51esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Quanto è cambiata l’informazione con lo sviluppo del web e dei social network? Tanto. È cambiata in primis la diffusione dei contenuti, dapprima a senso unico con gli utenti considerati spugne inerti di un flusso unidirezionale. Una fruizione passiva di notizie diventato poi scambio vicendevole tra produttore e consumatore. I mass media prendono oggi spunto perlopiù dalle vicende social, dai contenuti prodotti dagli stessi utenti della Rete divenuti protagonisti della scena (vedi citizen journalism o giornalismo partecipativo, ndr) e da quelle piattaforme che serviranno da rilancio per le notizie diffuse dai media.

I social, dunque, come fonte e megafono dell’informazione contemporanea.

I webnauti considerati croce e delizia di un sistema che vive una fase di confusione a causa della produzione delle fake news. Sì, le bufale, proprio quelle. Se da una parte il giornalismo partecipativo può aiutare l’informazione tradizionale a centrare l’obiettivo, offrendo un quadro completo e chiaro dei fatti, la nascita di centinaia (migliaia?) di siti ‘bufalari’ sta mettendo in crisi il rapporto tra giornalista e lettore, giocando in maniera strumentale su cliché sempreverdi quali l’immigrazione, la questione vaccini e l’incapacità politica nell’affrontare i problemi.

Un tema fondamentale perché la ricerca della verità è la base del giornalismo e del suo rapporto di fiducia con i lettori. E non è solo questione di internet e social media, come alcuni vorrebbero far credere. Chi legge ha il compito di ricercare le fonti e non credere a ogni link acchiappa click, i giornalisti hanno il compito di smascherare le false notizie, di porre un argine contro un’onda anomala che rischia di travolgerli. Per la loro stessa sopravvivenza.

Per leggere i cambiamenti in atto, #3D Magazine ha rivolto qualche domanda a un esperto del settore: Claudio Del Vita, responsabile comunicazione social dell’Aeroporto Internazionale di Napoli.

– Dalla comunicazione tradizionale a quella 2.0, cosa è cambiato?

Con l’avvento dei social la comunicazione è cambiata radicalmente. È cambiato il modo di relazionarsi, sono cambiate le percezioni, è cambiato il modo di fare business. È cambiato il mondo. Ecco, credo che non si dica una bugia affermando che i social abbiano cambiato il mondo. Se in bene o in male dipende dall’uso che ne fa.

Se si riesce a capire che i social non sono il mondo reale allora possono essere un fantastico strumento per azzerare le distanze, comunicare da una città all’altra, da uno stato all’altro, da un continente all’altro. Ci aiutano ad essere più vicini alle persone a cui teniamo. Di contro, in alcuni casi, possono essere un boomerang. Se non usati intelligentemente e con relativa parsimonia possono davvero creare dipendenza. Identificare la propria vita con quello che si racconta sui social è un fenomeno che sta diventando sempre più frequente.

– Quali i lati positivi e quali i lati negativi della comunicazione social? Cosa abbiamo guadagnato, cosa abbiamo perso.

Abbiamo guadagnato informazioni. Abbiamo reso democratico il sapere aprendo nuovi luoghi di confronto e di dibattito. Abbiamo guadagnato la possibilità di raccontare storie e abbiamo dato la possibilità a piccole realtà di mettersi in mostra, di comunicare. Abbiamo perso in empatia. Soprattutto i giovanissimi. La comunicazione digitale purtroppo in molti casi sta sostituendo quella analogica, umana, fatta di sguardi, parole, strette di mano, abbracci. Scrivere su un monitor o attraverso un cellulare non ci permette di vedere la reazione del nostro interlocutore. I nativi digitali si renderanno sempre meno conto se quello che fanno e dicono ferisce le persone con cui si confrontano. Questo ci fa perdere la capacità di essere empatici. Di essere emozionali.

– Fenomeno “fake news”, una soluzione per arginarle o combatterle.

Con l’intelligenza. Con l’approfondimento. Con le professionalità. Oggi ognuno può dire quello che vuole ma ci vuole intelligenza per pesare la fonte delle informazioni. Bisogna approfondire e non fidarsi dei titoli. Il mondo sta cambiando e deve farlo anche la legislazione. Punizioni severe per chi mette in circolo fake news e responsabilità su quello che si dice, è l’unica strada.

– Cosa cambierà da qui a dieci anni?

Prima di tutto secondo me cambierà la connettività. Avremo sicuramente wearable devices (dispositivi indossabili) che ci permetteranno di connetterci in qualunque modo e di condividere informazioni circa tutto quello che facciamo. Avremo recensioni e informazioni su tutto, la voce delle aziende avrà sempre meno peso rispetto a quella degli utenti. La privacy diventerà una chimera ma prevedo anche controlli più serrati.

 

Fabrizio Brancaccio

 

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