Giorgio Ascarelli – Storia di un uomo e della sua città, che l’ha dimenticato

Nel mese della memoria, dell’oltraggio umano nazifascista, il nome di Giorgio Ascarelli, in questa città, produce ancora troppi silenzi.

Napoletano verace, si direbbe, imprenditore di successo, origini ebraiche. Lega il suo nome alla nascita dell’orgoglio cittadino, se si parla di sport, il calcio Napoli. Ne diventa presidente, il primo presidente, ed è a modo suo, a sue spese che costruisce l’impianto sportivo che ospiterà la gare casalinghe della sua squadra del cuore.

Al Rione Luzzatti, il suo sogno si realizza, ed il nome scelto per la struttura è “Stadio Vesuvio”. È il 1930, pochi giorni dopo l’inaugurazione dell’impianto, Giorgio Ascarelli morirà, improvvisamente a soli 36 anni. A furor di popolo, lo stadio prenderà il suo nome, fino a nuove disposizioni.

Nuove disposizioni fasciste, per l’appunto, ritengono indecoroso concedere l’intitolazione di quello stadio ad un uomo, di origini ebraiche. Si chiamerà infatti “Stadio Partenopeo”.

Di li a poco l’Italia ospiterà i mondiali di calcio, e non sarebbe concesso un simile oltraggio. Di li a qualche anno, la guerra e l’infamia delle bombe spazzeranno via l’impianto alle porte della città. Non una targa ricorderà negli anni quell’uomo, nessun’altro stadio, in città, gli verrà intitolato nel dopoguerra.

Giorgio Ascarelli, resta di fatto un nome, smarrito nei fogli ingialliti di un passato difficile da ignorare. Solo di recente, giusto in periferia, una struttura, ha preso il suo nome. Un gesto, sembrerebbe, quasi forzato, considerati gli anni di assoluto silenzio, soprattutto istituzionale. Giorgio Ascarelli è l’immagine di un uomo vissuto troppo poco per la magnificenza del suo animo, e la grandiosità della sua opera.

Paolo Marsico

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