Ferrante Fever al Napoli Film Festival

Il Documentario sul più grande fenomeno editoriale degli ultimi anni

«Non vi voglio rivelare chi sia Elena Ferrante, ma voglio tentare di spiegare perché non è necessario conoscere la sua identità per leggerla e amarla».

È Giacomo Durzi a parlare, il regista di “Ferrante Fever”, chiarendo sin da subito lo scopo del documentario, sceneggiato da Laura Buffoni, che ripercorre la storia del più grande caso letterario internazionale degli ultimi anni. Su Elena Ferrante, l’autrice napoletana, considerata tra le 100 persone più influenti al mondo (secondo le classifiche di Times e Forbes) è stato pensato, detto e scritto di tutto.

Nell’epoca dei social, dove tutti vogliono essere protagonisti, lei ha scelto anni fa l’anonimato, utilizzando uno pseudonimo: non rilascia interviste se non scritte, non incontra i lettori né promuove i suoi libri. Insomma la scrittrice più amata al mondo, tradotta in 46 nazioni, in corsa nel 2015 al Premio Strega grazie a Roberto Saviano («ha deciso di parlare esclusivamente attraverso la sua opera, ho pensato che la nomination le fosse dovuta, per l’enorme lavoro che c’è nei suoi libri») ha fatto impazzire il mondo con le sue opere e i media con la sua assenza.

Persino Hilary Clinton, in un podcast, che apre il documentario, mentre scorrono immagini di New York dove è esplosa la “Ferrrante Fever”, l’ha definita una scoperta formidabile, una vera dipendenza dai racconti sull’amicizia tra Lila e Lenù.

I quattro libri de “L’amica geniale” raccontano, infatti, le varie fasi della vita di queste due donne e del loro rapporto amicale, con al centro la città di Napoli, sullo sfondo l’Italia dagli anni ’60 al nuovo millennio.

Prima di giungere al documentario, il mondo del cinema si era già accorto di lei e della forza di quelle parole che saltano fuori dalle pagine, con “L’amore Molesto” diretto da Mario Martone e “I giorni dell’abbandono” di Roberto Faenza. Nell’era della serialità l’opera letteraria sarà tradotta invece, nel 2018, in 8 puntante per 4 stagioni dal titolo “Neapolitan Novels”, diretta da Saverio Costanzo per HBO.

“Ferrante Fever”, nella sua fluidità, raccoglie in 70 minuti, la voce di intellettuali, addetti ai lavori, studiosi, da Saviano a Mario Martone, passando per i premi Pulitzer Jonathan Franzen e Elizabeth Strout, la traduttrice statunitense Ann Goldstein, completamente rapiti e sopraffatti dai personaggi, dai luoghi, dai tempi e dallo stile con cui vengono descritti temi universali come la famiglia, l’amore, la maternità, l’amicizia, andando a fondo nei sentimenti e nelle sensazioni delle protagoniste, scatenando vere emozioni nel lettore, che resta intrappolato tra le pagine.

Nelle sale il prossimo 2, 3 e 4 ottobre, una produzione Malìa con Rai Cinema in collaborazione con Sky Arte HD e QMI, girato tra l’Italia e gli Stati Uniti, il documentario va oltre i singoli libri dell’autrice e tenta di analizzare, lasciando punti di domanda allo spettatore, quanto Elena Ferrante o chiunque essa sia, possa essere amata e odiata. Di come un’icona italiana nel mondo, che esiste solo nelle pagine, venga denigrata in patria. Di quanto, invece, possa essere stimata per la sorprendente capacità psicanalitica di sviscerare l’universo femminile, di raccontare con potenza e crudeltà, quello che nessuno ha mai osato dire.

La Ferrante è una scrittrice che non parla a noi, ma di noi, ed è questa la chiave del successo. Del resto fuori dai suoi libri, «è una signora non diversa da tante altre», come lei stessa si definisce in una delle lettere scritta ai suoi detrattori.

 

Valeria Aiello

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