Famiglie con un solo genitore: Ecco la storia di un padre e una figlia

Ci sono famiglie composte da una mamma e un figlio, un padre e una figlia.

Famiglie che non si vedono nelle pubblicità delle merendine mentre fanno colazione tutti insieme intorno al tavolo. Tecnicamente si chiamano famigliemonogenitoriali” o “monoparentali”, ma a qualcuno piace chiamarle “small families” – “famiglie piccole” – quelle in cui la sola madre (nell’85% dei casi) o il solo padre vive con uno o più figli.

Eppure, i nuclei familiari composti da un solo genitore in Italia sono ben il 16% del totale. I motivi posso essere i più disparati: una separazione, un divorzio, la perdita o l’abbandono del proprio partner. Ma si è genitori single anche per scelta.

Si tratta di storie difficili di madri e padri soli, che faticano a far quadrare i conti, così come ad organizzare le ore della giornata. E non è facile per loro andare avanti, in un paese come il nostro, dove le politiche di sostegno alla famiglia sono già scarse per i nuclei “tradizionali”, figuriamoci per quelli in cui a tirare avanti è un solo genitore, spesso anche unica fonte di reddito familiare. Che tipo di tutela c’è in Italia per le famiglie monogenitoriali? Una sola legge, la n. 258 del 2000, promossa da Livia Turco. L’unico atto legislativo che prevede sostegni statali all’infanzia e alle famiglie monoparentali, predisponendo stanziamenti a favore di strutture pubbliche e di servizi innovativi per sostenere i genitori single.

È in questi casi, allora, che le “famiglie piccole”, invece che restringersi, si allargano: nonni, zii, parenti, amici che contribuiscono e forniscono un supporto fondamentale alla cura dei figli e alla gestione del rapporto famiglia-lavoro.

E poi ci sono le nuove tecnologie, che – come in molti ambiti della nostra vita, ormai – vengono in soccorso anche ai genitori single e ai loro figli. Siti internet, community, social network che mettono in connessione persone che condividono medesimi destini, senza saperlo.

Uno di questi luoghi digitali è OneParent, una community per genitori single nata nel 2011 da un’idea di due genitori single, Bruno Aiazzi e Daniela Gualtieri. La community offre servizi ed opportunità sia online – un forum tramite cui confrontarsi, organizzare incontri, ricevere una consulenza gratuita di un avvocato, cercare/offrire lavoro e tanto altro ancora – che offline – attraverso una ricca offerta di eventi reali, no profit, che chiunque può proporre e a cui tutti possono partecipare.

Un altro spazio condiviso sul web è GenGle, il primo social network dedicato ai Gen-itori Sin-gle per dare loro, e ai figli che lo accompagnano, l’opportunità di creare una rete di amicizie, di condividere il tempo libero in compagnia dei propri figli e di altri genitori nella stessa condizione di solitudine, di scambiarsi opinioni, esperienze e consigli.

Marco e Martina costituiscono una famiglia. Marco è un consulente finanziario torinese, ha 54 anni ed una figlia adolescente, Martina, di 13 anni. La loro storia è molto diversa: Marco è un papà single non per scelta, ma perché è rimasto vedovo quando Martina era ancora una bambina. Da quel tragico momento è stato lui ad occuparsi di tutto, sia dal punto di vista della gestione familiare che dell’educazione di sua figlia.

1) Raccontaci un po’ la tua storia. Quando sei diventato un papà single?

Sono un genitore single che vive con la figlia di 13 anni, Martina, ed un gatto persiano. Figlio unico, prima di iniziare la libera professione ho lavorato fino al 2000 in banca, dove ho conosciuto la mamma di mia figlia, Maria Paola. Lei era una cliente, abbiamo incominciato a frequentarci e poi ci siamo fidanzati. Martina è nata nel 2003 e noi ci siamo sposati un paio di anni dopo. Nel 2010, dopo un’attenta disanima della situazione ci siamo separati, eravamo diventati come due fratelli: un enorme affetto ma l’amore era finito. Io mi sono trasferito in una nuova casa, ma siamo rimasti in ottimi rapporti, nessuna frizione ed una collaborazione totale per crescere Martina. Prima ancora di procedere alla separazione, facendo un esame, abbiamo scoperto che era afflitta da un tumore che in 45 giorni l’ha portata via. Durante la malattia le sono stato vicino ed, insieme alla sua famiglia, l’ho accompagnata nel breve percorso della malattia. Ogni tanto, ma non negli ultimi giorni, accompagnavo nostra figlia a trovare la mamma ed il ricordo di loro due che giocavano sul letto dell’ospedale ancora oggi mi stringe il cuore e mi fa venire le lacrime agli occhi. Il momento più brutto della mia vita è stato quando ho dovuto dire a Martina che la mamma sarebbe morta da lì a poco. Dopo mi sono trasferito di nuovo nella casa di famiglia ed ho iniziato la mia vita da genitore single.

2) Quali cambiamenti ha comportato nella tua vita il dover ricoprire due figure genitoriali?

I cambiamenti si potrebbero definire epocali. Sia sul livello pratico che su quello personale. Il dover organizzare tutti gli aspetti della vita ti porta via molte energie, fisiche ma soprattutto mentali. Ho dovuto imparare a cucinare con più varietà ed a gestire la casa da solo. Adesso mia figlia incomincia a darmi una mano, ma sempre sotto la mia guida: anche lei deve imparare come fare le cose. Devi valutare le conseguenze di ogni tuo comportamento e decisione, sei solo sul ponte di comando senza nessuno a cui chiedere un parere. Certo, puoi confrontarti, ma alla fine quando la porta di casa si chiude alle tue spalle l’unico decisore sei tu.

3) Credi sia diverso essere una mamma single o un papà single?

Penso di sì, una donna ha innate certe dinamiche della vita. Gli uomini sono più “basic”, si devono sforzare a far emergere la loro parte femminile ed imparare a gestirla. Nel mio caso avere una figlia femmina mi ha portato a dovermi sforzare di capire i pensieri e i desideri di una ragazza che si è trovata nel momento forse più importante della sua vita senza una guida femminile. Questo ti porta a non rispondere d’istinto, ma ad essere più riflessivo ed aperto a più soluzioni.

4) Quali sono i vantaggi e quali gli svantaggi di questa condizione? E di cosa ha più bisogno un genitore single?

Sinceramente non parlerei di vantaggi o svantaggi, è una condizione diversa dalla normalità di una famiglia “regolare”, anche se questa definizione lascia il tempo che trova. La nostra società è in continuo mutamento, considero la mia situazione una “variazione sul tema”. Nella disgrazia mi ritengo comunque fortunato di avere un ottimo rapporto con mia figlia, cosa che in altre situazioni, con i due genitori presenti, non esiste. Come dicevo prima, un genitore single ha bisogno di confrontarsi con altre persone che vivono gli stessi problemi quotidiani, di sapere che ci sono altri che, pur nelle loro convinzioni, condividono la tua stessa condizione. Cercando in rete ho trovato, ad esempio, l’associazione “OneParent”, che opera in tutto il paese, dove ho conosciuto altre persone nella mia situazione: chi separato e chi vedovo, un ottimo modo per conoscere altre facce della stessa medaglia e confrontarsi con chi può capirti più di altri.

5) Qual è l’esigenza che senti più forte oggi? E cosa ti aspetti per il futuro?

Riguardo al presente mi piacerebbe poter avere più tempo da dedicare a mia figlia e, perché no, anche a me stesso. Il mio lavoro è molto impegnativo, soprattutto a livello mentale, anche se mi permette di organizzarmi le giornate. A volte la sera sono veramente stanco e devo iniziare il mio secondo lavoro di padre-madre con tutti gli annessi e connessi. Proprio per questo, in futuro vorrei trovare una persona che mi affianchi nella vita e che non sia un surrogato della madre – non sarebbe giusto né per lei né per mia figlia – ma che diventi una sua amica e confidente e che la aiuti, insieme a me, a diventare una donna pronta ad affrontare il mondo.

 

Mirella Paolillo

 

 

 

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