Ellissi: leggere come libellule, ma prigioniere di se stesse

Il nuovo libro di Francesca Scotti Ellissi (Ed. Bompiani) mette a nudo le paure adolescenziali. Tra le righe si avverte l’esigenza di comunicare al mondo, nel silenzio di un segreto troppo grande da nascondere. Un patto in due, che può portare alla morte… consapevole o inconsapevole? Forse voluta, forse addirittura sperata, ma leggera, sì, per volare come una libellula! Una storia che ti rapisce dal primo “sguardo”. Una lettura che ti accompagnerà sorso dopo sorso, come un buon vino, mentre le protagoniste ingurgitano aria come se fosse veleno.

Ellissi è una condanna che due amiche, Erica e Vanessa, si infliggono sentendosi fuori posto in una società in cui non amano vivere, in una vita che non sentono propria, gettandosi nel sogno di diventare libellule.

Il loro è un rapporto “speciale”, è un’amicizia malata, fatta di amore, di odio per se stesse riversato negli occhi dell’altra. Le due ragazze si muovono sullo sfondo di vicende personali complicate, sfociate nel disturbo alimentare.

Dopo diversi problemi ed eccessiva magrezza, le protagoniste vengono portate dai propri genitori a Villa Flora per curarsi. Un posto, dove oltre al Dott. Talevi e sui sottoposti, trovano altri personaggi con disturbi simili. Qui intrecciano rapporti, formano legami e spezzano alcune delle loro convinzioni. Qui tentano di portare avanti il loro progetto di diventare invisibili e volare via dalla realtà che le circonda. In tutta la vicenda resta molto evidente la grande difficoltà sociale e culturale tra vecchie e nuove generazioni. Più nello specifico, si evince un chiaro segno di distanza nel rapporto tra figli e genitori.

Ancora adolescenti, non possono allontanarsi da quella vita con le proprie gambe. Ancora un po’ bambine, scelgono di dileguarsi, sparire… a modo loro.

A trovare la soluzione è Erica, la più spigliata ed intraprendente. Cresciuta senza una madre, donna che non appare mai all’interno della storia se non come pensiero della figlia. Resta un’incognita, un tranello per legarsi all’idea di non essere stata amata abbastanza. La figura materna, per l’adolescente, è la consapevolezza dell’abbandono, senza conoscere realmente il motivo dell’allontanamento: è morta o è fuggita? L’unica certezza è l’assenza di una Lei, che il padre deve sostituire. Un uomo che per Erica è sicuramente molto importante, per il suo essere padre, appunto, ma allo stesso tempo un po’ “mammo” inconsapevole. Una figura amata e odiata, per quanto sia possibile, non condivisibile con altre donne, che comunque entrano nell’esistenza dei due e la sconvolgono nelle piccole cose, come può essere la presenza di uno spazzolino in più in bagno o un “segreto casalingo” svelato accidentalmente!

L’autrice Francesca Scotti, è milanese di nascita, ma per amore vive tra Milano e Giappone. Trentasei anni da compiere quest’anno e tanta voglia di raccontare, che nonostante la sua laurea in giurisprudenza, l’ha portata negli ultimi sei anni a regalare ai lettori dei libri bellissimi. Ogni sua opera è scritta con attenzione verso i particolari, con stile pulito e semplice, mai banale. I temi sono tutti interessanti e posti all’attenzione del lettore con estremo rispetto e padronanza. La Scotti è un’autrice che racconta i suoi personaggi con forza e debolezza, un ossimoro che non delude.

Elegante e travolgente, accompagna piacevolmente i lettori più esigenti.

 

Sonia Sodano

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