DIETRO LA VELETTA

Marina Ripa di Meana “dietro quella veletta posso spaccare il mondo”

Martedì 30 ottobre alle ore 21.00 sarà organizzata a Roma  una mostra in memoria di Marina Ripa di Meana e i suoi cappelli saranno protagonisti assoluti insieme ad alcuni dei suoi favolosi abiti  che saranno posti all’incanto dalla casa d’aste Bertolami Fine Art di Roma. Lucrezia Lante della Rovere e Andrea Ripa di Meana Cardella, eredi della Signora Ripa di Meana, destineranno il ricavato della vendita a sostegno della ricerca scientifica di Fondazione Umberto Veronesi. I lotti in vendita saranno esposti a Palazzo Caetani Lovatelli dal 22 al 29 ottobre. Il catalogo è già on line sul sito www.bertolamifinearts.com

Sopra le righe, coraggiosa, a volte scomoda, creativa e determinata in tutte le sue battaglie. Eppure Marina Ripa di Meana era anche una donna timida che si lasciava proteggere dai suoi amati cappelli “dietro quella veletta posso spaccare il mondo”. Il ricordo di Andrea Cardella, suo fidatissimo collaboratore per 30 anni e figlio adottivo di Carlo Ripa di Meana.

Andrea e Marina camminano insieme ai loro cani tra i viali alberati del quartiere Prati di Roma. È mattina. Sono diretti in una clinica a pochi passi da casa. Marina ripete che quei controlli sono inutili, che sta bene e che vuole rientrare. Andrea, invece, le suggerisce di levarsi ogni dubbio.

Sono trascorsi 17 anni da quel giorno. Il giorno in cui Marina Ripa di Meana scopre di avere un cancro contro il quale combatterà come un leone, ma che il 5 gennaio scorso la stroncherà per sempre lasciando un vuoto enorme nella vita di chi l’ha amata.

Una di quelle vite è quella di Andrea, il figlio adottivo di Marina e Carlo Ripa di Meana. “Non feci in tempo a rientrare in casa che squillò il telefono. Era lei. Mi disse di ritornare subito in clinica. Da quel momento, con coraggio e senza vergogna, ha affrontato la malattia e ne ha sempre parlato in pubblico sostenendo la prevenzione. Fino a pochi giorni prima di morire alla Vita in Diretta ha ricordato la sua testimonianza e l’importanza di sottoporsi a controlli periodici”.

Il ricordo di Andrea è composto, delicato, sussurrato. La sua voce posata è il contrasto perfetto con la vita e la personalità esuberante della stilista e scrittrice italiana che ha affiancato, nella vita pubblica e in quella privata, per 30 anni. “L’ho conosciuta nell’89. Ebbi la possibilità di incontrarla grazie ad una famiglia per la quale lavoravo. Marina era in partenza per Los Angeles insieme a Carlo. Salutandola fuori casa sua in via della Croce a Roma, pensai che era stata gentile ma che non mi avrebbe richiamato. E invece lo fece. Iniziò così la nostra “storia”. Il primo giorno di lavoro mi portò a vedere le sue meravigliose nipoti appena nate, le figlie di Lucrezia. Mi sentii subito parte della famiglia. Le facevo da segretario, la affiancavo sia nella vita pubblica che in quella privata”.

La semplicità e la capacità di restare sempre al suo posto senza sgomitare sono le doti che rendono Andrea, agli occhi di Marina, il collaboratore perfetto da avere al suo fianco.

Oggi è lui, uno dei custodi della vita e dei ricordi di una donna che non ha lasciato indifferente nessuno. Una donna di grande talento rimasta sempre fedele al suo temperamento, senza mezze misure, senza compromessi, senza ostentazione. “Marina era a casa così come la vedevate in pubblico. Diceva sempre quello che pensava e questo non le ha reso certo la vita semplice. Si relazionava a tutti allo stesso modo. Dalla donna del popolo ai reali, dagli artisti agli uomini di potere”.

Andrea ricorda anche qualcosa a cui quasi si fa fatica a credere, ma che era parte del mondo più intimo di Marina: la sua timidezza. I suoi cappelli indimenticabili, che ha amato fin da bambina, erano la sua difesa, il posto dietro il quale Marina si sentiva al sicuro. “Dietro questa veletta posso spaccare il mondo”.

Poi ci sono gli aneddoti sulla sua sfera privata che ne raccontano la sua passionalità, il calore e il conforto che sapeva trasmettere a chi le stava accanto. Il grande amore per Carlo Ripa di Meanaerano unitissimi e si sono amati profondamente. La prima volta che Marina lo ha incontrato a Venezia, mi ha detto di non aver mai visto un uomo così bello nella sua vita”. E le cene a casa con Bettino CraxiSolo a casa di Marina, Craxi si sentiva al sicuro e tranquillo. Mandava via la scorta e cenava spesso da lei. Era innamorato di un paio di scarpe che Marina mi aveva regalato con la punta a forma di serpente. La sera lo riaccompagnavo io all’ hotel Raphael”.

A 6 mesi dalla morte di Marina, i ricordi non sono l’unica cosa che restano ad Andrea. “Ha lasciato un vuoto incolmabile, sia a me che a Lucrezia. Mi sento un po’ come questa giornata di pioggia a Roma. Ma come mi diceva sempre Marina si deve andare avanti, cercando nuove strade e senza mollare mai. Ed è quello che farò”.

Manuela Giuliano

 

 

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