Diario di Cannes giorno 8: Lars von Trier ‘fa vomitare’?

Si può empatizzare con un serial killer? Chiedetelo a Lars von Trier che ha sconvolto la 71esima edizione del Festival di Cannes con il suo “The house that Jack built”, protagonista un impressionante – e ringiovanito – Matt Dillon.

Leggenda vuole che oltre cento persone siano scappate dalla proiezione di gala – qualcuno dice per ‘vomitare’-. Urla di disgusto, soprattutto per alcune scene che coinvolgono bambini e donne, ma anchestanding ovation finale.

Insomma, von Trier divide ancora. E come potrebbe essere altrimenti per il regista di “Antichrist” che, nel 2009, aveva provocato i fischi dalla platea all’anteprima in Croisette?

È così che Cannes torna alla ribalta dei dis-onori della cronaca, nell’unico giorno in cui propone davvero notizie, tra il nuovo orrore dell’animo umano, così ben descritto ogni volta da von Trier, e la sognante bellezza da fiaba in “Solo: A Star Wars Story”, attesissimo evento di questa sera.

Durante il Festival abbiamo incontrato la produttrice di “The house that Jack built”, Louise Vesth. “Sono a Cannes in qualità di producer dell’ultimo film di Lars von Trier, con cui lavoro da diversi anni. “The House that Jack built” è stato presentato qui in anteprima mondiale, fuori concorso al Festival – ci racconta. Credo che si tratti di un film significativo. Ancora una volta Lars von Trier parte da una storia e la sconvolge, indagando nelle profondità dell’essere umano, tra il piacere e il dolore. Al centro del film c’è quella malvagità presente in ognuno di noi.” E continua “Per anni, Lars von Trier ha raccontato storie di donne positive. Ora descrive un uomo di una cattiveria rara. Credo che questo, in qualche modo, rispecchi la società odierna.”

Emma Di Lorenzo

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