Diamo all’ostetrica quel che è dell’ostetrica

Il parto spontaneo (fisiologico)

Sono state sempre loro, le levatrici, le mammane ad accogliere i nuovi nati e a sostenere e a incoraggiare le donne durante le doglie per secoli e secoli. Oggi l’Ostetrica è una figura professionale che ha una laurea, l’iscrizione a un albo, un ruolo di responsabilità. È ora di rivalutarla, restituendole ciò che negli ultimi decenni le è stato sottratto.

Accorreva da ogni dove, a piedi, sui carri, per strade tortuose e in qualsiasi condizione climatica. Chiamata alla comparsa dei primi dolori da parto dai familiari della donna che stava affrontando le contrazioni dolorose del travaglio, arrivava e infondeva coraggio e sicurezza, preparava, ordinava, disponeva. E attendeva. Si, fondamentalmente sedeva e attendeva. (“Ob stat”, dal latino, “sta davanti”, è l’etimologia del termine “ostetrica”), ma con sguardo vigile, senza mai perder di vista il pancione che si contorceva sul letto, auscultando di tanto in tanto il battito cardiaco fetale con lo stetoscopio a forma di trombetta. Al momento opportuno, quando ormai la nascita era imminente, esortava a spingere, a respirare correttamente, a compiere quell’ultimo sforzo. Accoglieva il neonato appoggiandolo sul grembo materno, legava il cordone ombelicale, lo recideva, controllava e lavava il neonato e verificava se mamma e figlio stessero bene o avessero bisogno di qualsiasi trattamento. Talvolta anche chirurgico ove necessario.

Con la medicalizzazione dell’ostetricia moderna, a partire dagli anni ‘60, il parto in ospedale, le ecografie, i tracciati, le flebo, il numero sempre crescente dei tagli cesarei, la figura dell’ostetrica si è progressivamente appannata. Le donne hanno cominciato a rivolgersi ai medici ginecologi e quel rapporto d’intimità si è dissolto. Le regole ospedaliere, i protocolli, la medicina difensiva, i cambi turni che poco si sposano con la continuità assistenziale di una donna in travaglio, hanno creato una frattura tra le esigenze della donna incinta e quella di una medicina che da si maggiore sicurezza, ma minor conforto e sostegno.

Poiché 4 gravidanze su 5 sono fisiologiche, non necessitano cioè di monitoraggi o cure “intensive”, è giunta l’ora di sanare questa frattura e restituire all’ostetrica ciò che le è stato sottratto: la gestione totale della gravidanza, del travaglio e del parto fisiologici. Ciò per svariate motivazioni:

  • l’Ostetrica è quasi sempre una donna, crea empatia e solidarizza con le altre donne;
  • organizza e svolge corsi di accompagnamento alla nascita, d
  • ha pazienza e tempo da dedicare alla donna che sta travagliando, cosa che molti ginecologi non hanno più; tant’è vero che in alcuni paesi, come Stati Uniti e Canada, si è diffusa la figura della Doula, una donna che supporta le altre donne durante il travaglio e il parto pur non rivestendo alcun ruolo sanitario;
  • è laureata, competente, responsabile; sa quando può gestire il travaglio da sola o richiedere l’intervento dello specialista ginecologo;
  • abbraccia la partoriente, le massaggia la schiena, la sostiene fisicamente e moralmente, aiutandola a “sentire” meglio i messaggi del proprio corpo;
  • crea continuità assistenziale con la famiglia della partoriente, spesso seguendola a casa anche dopo la dimissione per dare supporto al puerperio e all’allattamento.
  • iventando così una figura di riferimento per la donna gravida;

Ogni punto nascita dovrebbe disporre di almeno un’Ostetrica per ogni donna in travaglio (rapporto one-to-one) e ogni parto spontaneo fisiologico dovrebbe essere assistito da un’Ostetrica. Non più mammana, ma professionista in grado di tenere accesa la magia della nascita.

Dott. Fabrizio Paolillo Diodati
Medico-Chirurgo
Specialista in Ostetricia e Ginecologia

 

 

 

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