Cuba, Avana Mon Amour

In viaggio con Apple

Non avrei potuto iniziare in nessun altro posto il mio viaggio a Cuba!

Questa città, meravigliosa e pazzissima – che mi ha travolta come poche volte è accaduto – se non ci fosse bisognerebbe inventarla!

È un colpo agli occhi e al cuore, è vivace e audace, piena di contraddizioni, incredibilmente bella, inspiegabilmente strana!

Sono arrivata con la valigia piena di domande! Ma ci ho messo un istante a capire che L’Avana non la puoi spiegare. L’Avana la devi sentire.

Perché ti prende, ti conquista, ti rapisce.

E non resta che arrendersi al suo fascino, alla sua magia, ai ritmi caraibici che animano le strade, ai colori sgargianti dei palazzi e delle macchine, alle chiacchiere nei vicoli e davanti ai portoni delle case dove ogni cosa è assurdamente cristallizzata in uno spazio e in un tempo che si sono fermati, e che non esistono più altrove nel mondo se non qui…

Lo so che se dico Cuba le prime cose che vengono in mente sono mare-spiaggia-sole. Ma quest’isola, così lontana dal nostro mondo, è molto di più.

L’Avana, capitale strepitosa (è chiaro che la adoro, no?) di questa realtà a parte, è molto molto di più.

E io mi sono persa e ritrovata cento volte ad Habana Veja, il suo quartiere più bello – quello che ti guardi intorno e ti emozioni, che ti chiedi dove sei anche se lo sai esattamente – pieno di gioielli architettonici di qualsiasi periodo storico, di edifici urbani che ricordano qualsiasi parte delle Americhe. Una specie di museo a cielo aperto, bellissimo, pieno di musica e di colori, dove si mischiano tutti gli stili, dal Barocco all’Art Decò.

Il posto in cui si ritrova chiunque da ogni parte del mondo. Una specie di labirinto fatto di vicoli e strade nascoste da cui si fa fatica ad uscire tanto è magnifico, incredibile, divertente.

Solo all’Avana Vecchia si contano quasi mille palazzi storici splendidamente restaurati dinanzi ai quali è impossibile non fermarsi per almeno cinque minuti di contemplazione, pieni di balconi e finestre multicolor, lampioni d’acciaio e portoni enormi dietro i quali si celano chissà quali storie…

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