Il cratere: cinema che emoziona raccontando la realtà

Parlare per immagini, a tutti, senza necessità di parole. È questa la prerogativa de “Il cratere”, nelle sale da giovedì 12 aprile, presentato alla Mostra del cinema di Venezia all’interno della “Settimana Internazionale della Critica” e vincitore del Premio Speciale della Giuria al Festival di Tokyo. La pellicola di Silvia Luzi e Luca Bellino, anche produttori, presenta allo spettatore una famiglia numerosa, in una periferia indefinita tra Napoli e Caserta, il cui lavoro è ripulire peluche e regalarli alle fiere, con un sistema di ‘bigliettini fortunati’. Tutti devono contribuire, ma c’è chi vuole di più. Il padre, interpretato da Rosario Carroccia, desidera che la figlia minorenne, Sharon, diventi una cantante. Tutto ha un prezzo: dalla canzone alle ospitate televisive, fino alle vessazioni mentali e fisiche che la bambina subisce per un sogno, il suo, diventato incubo. La regia mostra, con estrema leggerezza e semplicità, ciò che solo apparentemente non si vede. Osserviamo i protagonisti che, guardando uno schermo, cantano la propria ricerca di una rivincita sulla vita. La perdita dell’innocenza è nei dettagli, descritta da trucco, gesti e parole di una ragazzina che comprende che non sta più giocando e dall’ossessione voyeuristica del padre sul controllo. Il silenzio assordante della disperazione di una storia potenzialmente vera si ispira ad una realtà vicinissima: i protagonisti sono non professionisti, padre e figlia, lei cantante e lui supporto costante. Nello sguardo verso l’infinito di Sharon, il presagio del futuro, la chiave di lettura per un doloroso prosieguo, anche per chi esce dalla sala.

Un film consigliato, da supportare e proteggere, per far sì che non venga schiacciato da pellicole più grandi, solo per budget e distribuzione.

Tre esempi simili, per ricordarci cosa è il cinema quando porta sullo schermo la realtà:

1. “Fiore” di Claudio Giovannesi, toccante pellicola ambientata in carcere con attori non professionisti. David di Donatello nel 2017.

2. “Cesare deve morire”, i fratelli Taviani si affidano ai detenuti del carcere di Rebibbia per entrare nella rappresentazione del dramma di Shakespeare. Orso d’oro alla Berlinale nel 2012.

3. “L’Albero degli Zoccoli”, uno dei capolavori di Ermanno Olmi, è interpretato da contadini e abitanti della campagna bergamasca. Palma d’oro al Festival del cinema di Cannes nel 1978.

 

 

Emma Di Lorenzo

 

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