Blue Whale e i gruppi della morte

Blue Whale, di cosa si tratta? È un gioco fatto di prove di coraggio per arrivare alla prova delle prove: il suicidio. Vengono adescati il maggior numero di pre-adolescenti attraverso delle comunità virtuali e a tenere le fila di tutto questo sarebbero degli adulti che in maniera “cinica e sadica” entrano nelle menti di questi ragazzi creando relazioni intime, interessandosi delle loro cose, delle loro vite per poi manipolarli. La denuncia parte da una giornalista che nel 2016 in Russia aveva scoperto i cosiddetti “gruppi della morte” a cui erano legati numerosi suicidi.

Le critiche al suo articolo riguardavano le fonti a cui aveva fatto riferimento ritenute non certe. In realtà, già nel 2013 in un’indagine dell’Organizzazione della Sanità OMS si era osservato che il tasso di suicidi in Russia, per la fascia d’età che andava dai 12-14 anni, fosse di tre volte superiore alla media mondiale e scollegati dal Blue Whale.
In Italia, dopo un anno l’attenzione a questo gioco perverso è stata data dalle Iene, e anche qui sono scattate molte critiche.
Ebbene indipendentemente se il fenomeno sia reale o meno, la Polizia Postale intanto sta indagando.

Guardiamo però all’adolescente e perché un gioco così perverso può adescare questi ragazzi mettendoli a rischio. A quest’età c’è l’uscita dal nido, il nucleo familiare viene messo da parte e si dà molto spazio al sociale, gli amici diventano la famiglia scelta. È importante questo passaggio, perché il ragazzo/a comincia la sua esplorazione del mondo per trovare il suo posto e la sua dimensione. Ovviamente le chat virtuali si sovrappongono ai gruppi di vita reale per la loro fruibilità e la facilità con cui si entra subito in contatto attraverso i cellulari.

E come mai c’è il rischio di lesioni fisiche? Le lesioni fisiche sono molto comuni e frequenti, anche se non dobbiamo superare uno degli step del Blue Whale: i ragazzi spesso hanno bisogno di tagliarsi per sentirsi, o per spostare sul corpo quello che sentono a livello emozionale e che non riescono a gestire. In adolescenza il corpo è in primo piano, lo si sente di più, gli si dà una grande importanza e può essere un gran nemico perché ha bisogni, pulsioni incontrollabili. In più è un’età contrassegnata dalla componente “eroica”; infatti l’adolescente si sente invincibile, in grado di fare tutto, perché comincia a sperimentare la libertà e la capacità di gestirsi da solo. In questa eroicità rischia di sottovalutare i pericoli e basta poco per farsi male.

Tocca fare quindi molta attenzione, perché oltre al rischio Blue Whale, possibile o meno, abbiamo fenomeni come il cyberbullismo e tutti i rischi che, pur se virtuali, possono avere gravi ripercussioni sulla psiche. Lo schermo non è una protezione, ma una falsa illusione di protezione!

 

Dott.ssa Carolina Alfano
Psicologa, Psicoterapeuta

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