Amaranto, la musicalità del destino che cambia la vita

Mi piace pensare alla vita come un continuo viaggio in cui casi e coincidenze apparentemente fortuite, definiscono incontri e destini
Così Ania Cecilia, musicista e scrittrice, ci racconta la sua prima opera pubblicata: il romanzo Amaranto (PubGold). Una storia dai contorni speciali, che spazia dagli anni ’80 ad oggi raccontando la vita di personaggi ben disegnati, che insieme al lettore compiono un viaggio importante. Un percorso sia fisico che emotivo, con più voci narranti. I personaggi a prima vista sembrerebbero tutti molto diversi tra loro, senza una vera connessione, ma la realtà è un’altra e solo leggendo l’opera si può comprendere il cammino che ha deciso per noi e per loro l’autrice: “Se il protagonista non avesse avuto la forza e il coraggio di sognare e di lottare, tutte le persone del racconto non si sarebbero mai incontrate, a volte anche un semplice gesto può avere una serie di conseguenze inaspettate. Ho voluto scrivere di come persone così lontane per distanza, modi e culture, possano incontrarsi e dare vita alla vita, se ci si da fare, se ci si apre, appunto, alla vita”.
Spiega Ania Cecilia, che pur essendo nata a Napoli, fin da giovanissima ha viaggiato in tutta l’Europa, per diventare una cantautrice affermata, seguendo le orme di suo padre e che con costanza e professionalità è riuscita in quello che era il suo obiettivo.
Amaranto racconta la vita, vista da diverse angolazioni, con la voglia di abolire sentimenti come il pregiudizio, l’accettazione del diverso da sé. Si avverte, costantemente, il messaggio che l’autrice lancia al suo “pubblico”, la voglia di dire “bisogna lavorare costantemente su se stessi”, per poter vincere i propri tormenti, le proprie paure interiori.
La storia ci racconta di Amin, un ragazzo iraniano dal grande talento musicale, che però vive una vita difficile a partire proprio dalla Guerra del Golfo. Christiane invece, è una ragazza italo- francese, che studia medicina e con difficoltà supera la separazione dai genitori. Poi ci sono Adele, anziana professoressa del Conservatorio di Firenze e Cristoforo, eccellente musicista la cui vita si intreccerà e segnerà per sempre quella di Amin.
Ovviamente ho amato tutti i personaggi, sono entrata dentro ognuno di loro ed è proprio per questo che ho voluto raccontare la storia dal punto di vista di ogni personaggio, quasi ogni capitolo è raccontato da un personaggio diverso. Amin e Christiane, chiaramente, mi hanno fatta emozionare e vivere intensamente quello che scrivevo, come se fossi proprio io a viverli”. Amaranto è un percorso temporale ampio, che parte dagli anni ottanta fino ad arrivare ai giorni
nostri. Un percorso obbligato, di crescita ed evoluzione, per portare il lettore ad una sequenza di fatti.
È un arco temporale molto significativo. Dagli anni ’80 ad adesso molte cose sono cambiate e allo stesso tempo rimaste uguali. Alla fine parliamo di una trentina di anni, ma così intensi di rivoluzioni scientifiche e tecnologiche che hanno stravolto il modo di vivere delle persone”. E dalle stesse parole dell’autrice si comprendono le motivazioni della scelta. Tuttavia oltre al tempo, anche lo spazio non è quello che ci aspetteremmo. Il romanzo, infatti, non inizia dall’Italia, ma dall’Iran. “Siamo in piena guerra del golfo, una guerra che noi, probabilmente abbiamo visto da lontano…
mi piaceva l’idea di raccontarla proprio dal cuore, in oriente, e raccontare la vita di persone normali stravolta e mortificata proprio da essa. La storia si muove tra Iran, Italia e Parigi perché volevo raccontare in che modo importanti eventi storici possono condizionare la vita di noi tutti”.
Yadz, Parigi e Firenze sono i luoghi in cui si svolge la storia di Amaranto in uno spaccato sociale talvolta crudele, in cui, però, l’amore forte e indissolubile fra i protagonisti lascerà un segno profondo e farà da collante tra un passato difficile e un futuro pieno di speranze. Ad avere un ruolo centrale è anche la musica, non solo come passione, ma come capacità che questa ha di far sopravvivere e vivere, di tenere accesa una luce quando tutto intorno è buio.
Un seguito ad Amaranto? Credo di no, amo il suo inizio e anche la sua fine così com’è. Lo dedico a quelle persone che si muovono nella vita spinte non da voglia di riscatto o di vendetta, ma da semplice amore profondo. La dedico alle brave persone insomma, con le loro ambizioni e con la loro purezza. Amaranto nella storia del romanzo diventa, inaspettatamente, il senso di tutto. Solo leggendo il libro potrete comprendere questa affermazione”.

Sonia Sodano

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