Addio conferenza stampa

La nuova comunicazione sportiva è in diretta su Facebook

C’era una volta la conferenza stampa. Poche decine di persone fisicamente raccolte intorno alla notizia e, alle loro spalle, migliaia se non milioni di spettatori in trepidante attesa. C’erano una volta le cartelline, i comunicati, gli uffici stampa ed i responsabili della comunicazione. Piccoli ma fondamentali tasselli di un puzzle, quello della comunicazione broadcast, che ha per quasi un secolo monopolizzato la diffusione delle informazioni. Oggi tutto questo non esiste quasi più. Le informazioni viaggiano ad una velocità tripla e lo fanno abbattendo qualunque tipo d’intermediazione. Facebook, Twitter, Instagram, Tinder, Dugout hanno ribaltato in un solo decennio ogni consolidata prassi della comunicazione dando ai protagonisti l’opportunità di esprimersi senza filtri, nel bene o nel male. Una rivoluzione figlia dell’era digitale che ha investito tutti i rami della vita pubblica e sociale: dalla politica allo sport. Non bisogna quindi stupirsi se uno dei club calcistici più importanti al mondo ed ancora legato all’emittenza televisiva tradizionale come il Milan scelga di annunciare il rinnovo del proprio allenatore con una diretta Facebook. Senza alcun preavviso o invito alla partecipazione. È bastato, molto più semplicemente, raccogliere attorno ad un tavolo i protagonisti e schiacciare il tasto “stream” per dare la notizia agli oltre 25 milioni di fan del club sulla piattaforma. 160 secondi di live che rivoluzionano la comunicazione del nostro calcio. Mai era successo fino ad oggi che un club italiano preferisse una piattaforma digitale ai media tradizionali per dare l’ufficialità su una scelta tecnica così rilevante.

Tanti piccoli ma significativi passi erano già stati fatti nelle scorse stagioni, ma l’affondo è arrivato soltanto adesso, con questo inconsueto e dirompente gesto rossonero. Eppure la corsa al social del momento per i nostri club era iniziata già da un bel po’. Dal 2011 per l’esattezza, anno dell’esplosione in Italia di Facebook. A partire da quel momento i principali club del nostro calcio hanno iniziato una vorace e per molti incomprensibile caccia ai follower. Una vera e propria campagna di raccolta di seguaci in giro per il mondo con l’intento di estendere la propria rete di contatti fin nei più lontani anfratti del pianeta. L’obiettivo? Fare incetta di sostenitori per trasformarli in simpatizzanti, poi in tifosi e, con non poca fatica, in clienti. Una strategia di marketing che fluttua tra la necessità di esprimere attraverso i numeri il blasone di un club a livello continentale e quella, più cara ai vertici del nostro calcio, di aprire gli orizzonti della Serie A ai mercati emergenti. Condizione, quest’ultima, essenziale per la sopravvivenza dell’intero ecosistema calcistico.

Il gap con i competitor resta però incolmabile. Basti pensare che il Real Madrid di Cristiano Ronaldo raccoglie sulla sola piattaforma Facebook oltre 103 milioni di fan. Una cifra mostruosa pari a quasi 3 volte la somma di tutti i follower su ogni piattaforma dove è attiva la Juventus, leader in Italia con i suoi 40 milioni di supporter. Numeri che evidenziano il ritardo e la fragilità economica dell’industria calcistica tricolore, ancora fortemente legata a proprietà familiari e piani industriali incompatibili con la liquidità dei nuovi mercati economici globali.

A porsi come unico contraltare ad un sistema tanto vecchio quanto refrattario al cambiamento sono i nuovi investitori cinesi che hanno rilevato e proveranno a rilanciare la Milano calcistica. E non deve stupire che questa significativa trasformazione nell’approccio ai media ed alla comunicazione arrivi proprio dal Milan e dalla nuova dirigenza. Il modello economico cinese è sempre stato improntato all’esasperata competitività ed alla costante ricerca di nuovi orizzonti economici. Velocità, pragmatismo, essenzialità. È in questa più ampia e strutturale visione che s’inquadra la nuova comunicazione rossonera, lontana anni luce dai meccanismi di accentramento mediatico tipici dei media tradizionali. A farle da contorno una costellazione di piattaforme social e di opportunità, un vero e proprio universo di nuove e suggestive sfide per la comunicazione. Dalle livechat con i tifosi fino alla condivisione dei contenuti esclusivi della vita privata dei campioni, passando per contest online ed immancabili battibecchi da social. Il mare magnum della nuova comunicazione sportiva si arricchisce giorno dopo giorno di strumenti e criticità. La strada però sembra tracciata, quello che si sta con fatica affermando è un modello comunicativo nel quale il focus non è il raggiungimento della massima concentrazione temporanea di attenzione quanto piuttosto la capacità di veicolare in maniera capillare i contenuti. Raggiungere tutti, con la minore fatica possibile. È questo l’imperativo della comunicazione sportiva 3.0. In barba ad ogni protocollo consolidato o riconosciuta professionalità. In barba, soprattutto, a quegli stessi media broadcast che, ironia della sorte, continuano a rappresentare un sostegno essenziale per la sopravvivenza economica dei club grazie ai cospicui investimenti nel mercato della trasmissione di eventi sportivi. Una rivoluzione senza precedenti che polarizza i linguaggi, gli strumenti e le professionalità dell’informazione. Nonostante ciò appare impossibile arginare una trasformazione tanto radicale quanto naturale. Il confine tra vita reale e virtuale si va quotidianamente erodendo e sono circa 3 miliardi le persone nel mondo che ogni giorno utilizzano i social network. Tra queste, oltre 1 miliardo e mezzo segue ed interagisce costantemente con club e protagonisti del mondo sportivo. Un mare di commenti, like, condivisioni ed informazioni che viaggiano orizzontalmente e che, se sfruttate nel modo giusto, possono rappresentare una miniera d’oro per le aziende sportive. Il Milan lo ha compreso prima degli altri. 160 secondi di live per dire ciao, anzi “Ni Hao”, alla conferenza stampa e dare il benvenuto alla comunicazione del futuro.

Luca Cerasuolo

 

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