3 MOTIVI PER ANDARE IN GIAPPONE

Il Giappone è una terra bellissima, ricca di fascino e di contraddizioni.

Il pop dei manga (o di Mila & Shiro, per i nostalgici degli anni ‘90), le luci e il caos di Tokio, il misticismo dei templi e il sorriso composto dei giapponesi fanno di questo paese una meta davvero adatta a tutti.

Arrivi in aeroporto a Tokio: tempo sei minuti e tre quarti e tutto quello che pensavi di sapere sul Giappone viene immediatamente messo in discussione.

Crollano subito i luoghi comuni e i tipici stereotipi nazianal-popolari che avevi in testa mentre compravi il biglietto aereo con destinazione Narita Airport.

Capisci, per esempio, che in Giappone non si mangia solo sushi e che non è così caro come ci fanno credere. Ma, soprattutto, scopri subito che andare in bagno può diventare un’esperienza che ti cambia la vita, fino a farti sentire, anche se per pochi minuti, un ingegnere aerospaziale in missione segreta su Marte, che “Samantha Cristoforetti, scansati e fammi spazio”!

Pochi giorni in Giappone e impari a fare la fila (mica come gli italiani alle Poste il giorno di ritiro delle pensioni!), a mangiare con le bacchette e persino a conversare a gesti con i tassisti locali che sanno l’inglese più o meno come Cristiano Malgioglio conosce la fisica quantistica.

C’è solo una cosa che personalmente non sono riuscito a capire nonostante le due settimane nel paese del Sol Levante: io non sono ancora riuscito a distinguere i cinesi dai giapponesi.

Detto questo (per onestà, l’outing andava fatto), tante sono le ragioni per volare in Giappone: dalla sicurezza all’ospitalità, dal cibo al karaoke in solitaria. Ecco le mia personalissima Top 3.

Buon viaggio a tutti!

 

1 – #NONSOLOSUSHI

Amanti del sushi, fanatici del sashimi e appassionati dello “all you can eat” state calmi e, se questo è il motivo che vi spinge a partire per il Giappone, statevene a casa. Ve lo dico, senza rancore.

Il pesce è sicuramente l’elemento principale della cucina nipponica (la carne è generalmente assente dalla cucina tradizionale) ma mangiare in Giappone è molto di più.

In tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, troverete il riso, l’elemento principale della cucina nipponica, ma sono diffusi anche la pasta, le verdure e i legumi conditi con le tante spezie locali.

A parte quindi il sushi, il sashimi e le tempure varie, vi consiglio di assaggiare pure la ramen, una zuppa a base di carne, noodle e uova piena zeppa di aromi tipici orientali, gli udon, spaghettoni con farina di grano duro e, chiaramente, i piatti a base di tobu e natto, un alimento prodotto grazie alla fermentazione dei fagioli di soia.

Capitolo a parte meritano gli okonomiyaki: vi ricordate il cartone animato “Kiss me Licia”? Bene, Marrabbio, il padre di Licia, aveva proprio un ristorante di okonomiyaki.

Si tratta di una sorta di frittella di cavolo, che racchiude ogni sorta di cose: gamberi, pancetta, carne, uova, noodles e chi ne ha più ne metta.

Questa crepes buonissima dal nome impronunciabile viene cucinata e servita sul teppan, una piastra calda che rende davvero particolari i ristoranti che la preparano.

In ogni caso, non vi lasciate intimorire da nomi strani e ingredienti mai visti perché noi in Italia al massimo sul menù ci piazziamo la foto della pizza; in Giappone, invece, i piatti vengono riprodotti in modellini extra precisi in plastica o in cera e poi messi in vetrina o addirittura esposti all’esterno del locale.

Avete presente i plastici di Bruno Vespa sui delitti più famosi? Una cosa così.

Se non vi ho ancora convinti sulla bontà del cibo, considerate che quella giapponese è una delle cucine più salutari e bilanciate del mondo, motivo primario della tipica longevità dei nostri cugini dagli occhi a mandorla, tanto da essere inserita nel dicembre del 2013 tra il Patrimonio immateriale dell’Umanità Unesco.

 

2 – #MISCAPPALAPIPÌ

 

L’igiene e la pulizia in Giappone sono importanti, direi una fissazione quasi quanto il “mettiti la canottiera” delle mamme italiane.

A Shibuya, per esempio, nel cuore di Tokyo, l’incrocio pedonale più trafficato al mondo, ci transitano milioni di persone e provate a vedere se c’è una sola lattina o, che so, uno scontrino di H&M per terra.

Niente di niente.

La metropolitana di Tokio nell’ora di punta è più pulita di casa mia dopo le pulizie di primavera.

Un’attenzione all’igiene testimoniata anche dal fatto che bisogna togliersi le scarpe in casa e perfino in alcuni ristoranti (quindi attenzione all’alluce a rischio sfondamento), o dall’uso massiccio di mascherine da sala operatoria che a noi occidentali viene l’ansia solo a toccarle.

E sempre al ristorante, appena vi sedete, neanche il tempo di sfilarsi le scarpe ed ecco che arriva il cameriere che vi porge con garbo un asciugamano caldo per pulirvi le mani.

Ma il vero simbolo della pulizia e dell’igiene in formato nipponico è la toilette, anzi no, quella specie di navicella spaziale che per utilizzarla pare ci voglia almeno la laurea triennale in ingegneria elettronica.

Nonostante d’aspetto sia molto simile ad un normale sanitario di tipo occidentale, il washlet (da wash + toilet, così si chiama il tipico bagno nipponico) è una navicella ipertecnologica dove si può per esempio regolare la temperatura del copriwater (mai più cosce congelate d’inverno), selezionare tra la musica di Bach o l’effetto mare mosso (per coprire eventuali rumori) nonché scegliere la tipologia, l’intensità e la temperatura del getto d’acqua, che capirete a cosa potrà servire dopo.

E poi, c’è la funzione asciugatore ad aria (la carta igienica è trapassato remoto in Giappone); un sistema deodorante permette, invece, l’eliminazione rapida degli odori mentre un meccanismo di autopulizia aiuta a mantenere il sanitario pulito.

Vi assicuro che in Giappone, quando siete sulla tazza, non avrete né il tempo di leggere la composizione del bagnoschiuma né di aprire Facebook per monitorare la vita dei vostri ex partner.

 

3 – #GIAPPONESI

 

Tanti, troppi, sono i motivi per andare in vacanza in Giappone, e persino farsi un biglietto di solo andata: perdersi nei colori di Kyoto e delle sete dei Kimoni, lasciarsi coccolare in un tipico onseng giapponese (le nostre terme, ma ancora più zen), perdersi tra le strade di Nara camminando tra i cervi e mandorli in fiore o provare tutti i gusti del KitKat che trovate in giro per la città (il KitKat al thè verde è buonissimo).

Città bellissime, panorami mozzafiato e cultura ovunque, ma c’è una cosa che veramente rende tutto questo ancora più speciale ed è l’umanità di questo popolo.

La bellezza dei giapponesi, il tipico inchino, il continuo ringraziare e il loro sorridere timidamente.

Una gentilezza senza finzione, un’educazione mai scontata e una disponibilità con i turisti che lascia senza parole.

Chiedi un’informazione su una strada, loro ti ci accompagnano proprio e, talvolta, non è neanche necessario chiedere: se qualcuno è in difficoltà si avvicinano loro.

Un viaggio perfetto per tutti, per single impenitenti e famiglie numerose, per coppie in luna di miele e ventenni in cerca di avventure dalle mille e una notte.

 

 

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BOX

 

Non dimenticate di mettere in valigia

Il Japan Rail Pass: Il JR Pass è una formula di viaggio ideale da 7, 14 o 21 giorni, più vantaggiosa per scoprire il Giappone in treno. Economico e facile da usare, il Japan Rail Pass è molto meno costoso dell’acquisto separato di biglietti ferroviari e conviene comprarlo prima.

Ah, non dimenticate di prendere gli Shinkansen, i treni proiettile superveloci che collegano tutto il Giappone.

Un adattatore elettrico: in Giappone non si usano le nostre stesse spine, quindi armatevi di adattatore che guai a non poter caricare la macchina fotografica!

Calzini: nei templi, nei ristoranti e nelle case bisogna togliersi sempre le scarpe. Quindi portatevi dietro una bella scorta di calzini così da evitare l’effetto buchetto sull’alluce sinistro.

 

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Giovanni Salzano

 

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