29 Settembre 1944 – la strage di Marzabotto ferisce a morte l’Emilia

Marzabotto, Grizzana, Morandi, Monzugno: questi i comuni testimoni della disumana ferocia nazista. Tra le pendici del Monte Sole, nell’Emilia che stanca, si adopera per cacciare via il nemico, ex alleato. È il 29 Settembre del 1944, il primo di sette interminabili giorni. Di morte, di scellerata distruzione, di vendetta e silenzi collaborazionisti.

Alla fine i morti saranno 771, in quella terra colpita a morte perché fiancheggiatrice della brigata partigiana “Stella Rossa”. Il feldmaresciallo Kesselring aveva in mente una punizione esemplare per quella gente, tanto ostile alla presenza tedesca. Si scelse una zona d’azione, l’accerchiamento fu rapido, ogni cosa fu spazzata via, donne, uomini, case, cascine, scuole.

A Casaglia di Monte Sole, la popolazione riunita in chiesa, raccolta in preghiera, fu violentemente interrotta dalle raffiche di mitra che uccisero sul colpo il sacerdote e qualche fedele. Il resto, trasportato con forza in altro luogo, fu passato per il mitra, senza alcuna pietà, donne, bambini, uomini, anziani. E cosi fino al paese successivo, fino al villaggio successivo, fino a qualsiasi ombra d’uomo o donna.

771 morti in quei giorni, per volere di Kesselring. I fascisti, nei giorni successivi negarono ogni cosa, si trattava di vile propaganda rossa, secondo loro. Ma i morti erano lì, la devastazione, la barbarie, ancora lì, fiera, per la lezione inferta.

L’Emilia, di Marzabotto e degli altri comuni, fu ferita al cuore. L’eccidio, tra i più sanguinosi della seconda guerra mondiale, ancora oggi, sembra pretendere giustizia. Per chi ha agito, per chi non ha pagato, e per chi ancora oggi, ancor più dei decenni passati, sembra aver dimenticato certe storie, certi luoghi, certe tragedie.

Per chi ancora oggi, reclama spazi, guarda indietro, e s’illude di poter chiedere rispetto.

 

Paolo Marsico

 

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